TEXT CACHED
SESTO
Or che Cesare è estinto
che più sperar possiamo?
CORNELIA
Animo, ardire!
Niren già t'apre il passo; al campo vanni;
colà tu rivedrai l'empio tiranno,
e a lui fa poi mirar con alma forte,
che incontrar sai, non paventar la morte.
ACHILLA
(sul margine del porto, mortalmente ferito)
Hai vinto, oh fato!
SESTO
Quai tronche voci?
ACHILLA
Avete vinto, oh stelle!
CESARE
(da se'):
Due guerrieri? in disparte
de' loro accenti il suono
udir io voglio, e penetrar chi sono.
Atto Primo Campagna d'Egitto con antico ponte sopra un ramo del Nilo
Scena PrimaCesare, Curio, seguito (Cesare e Curio passano il ponte con il seguito)
SEGUITO
Viva, viva il nostro Alcide!
Goda il Nilo di questo dì!
Ogni spiaggia per lui ride,
ogni affanno già spari.
(parte)
Cambiamento
Atrio nel palagio de' Tolomei
Scena nonaTolomeo ed Achilla (con seguito di Egizii
e guardie), Cesare (con seguito di Romani)
TOLOMEO
Cesare, alla tua destra
stende fasci di scettri
generosa la sorte.
CESARE
Dov'è?
CLEOPATRA
Cesare, volgi
in questo seno, e non altrove, il lampo
di quegli occhi che adoro:
Son Cleopatra, e non più Lidia in cambio.
SESTO
(alza la visiera)
Oh dèi!
CESARE
Che veggio!
SESTO
Signor!
CESARE
Tu Sesto?
SESTO
E come
vivo, Cesare, e illeso
ti sottrasti alla Parca?
CESARE
Io fra l'onde nuotando al lido giunsi
non ti turbar; mi porterò alla reggia,
e m'aprirò con tal sigil l'ingresso.
Ma perda pur la vita,
prima che in me tradita
dall'avido suo cor
la fede sia!
Cambiamento
Quartieri nel campo di Cesare con l'urna nel
mezzo, ove sono le ceneri del capo di Pompeo,
sopra eminente cumulo di trofei
Scena settimaCesare, poi Curio, Cleopatra (nelle vesti di Lidia),
Nireno
CESARE
Alma del gran Pompeo,
che al cenere suo d'intorno
invisibil t'aggiri,
fur'ombre i tuoi trofei,
ombra la tua grandezza, e un'ombra sei.
CESARE
(entra)
Dov'è, Niren, dov'è l'anima mia?
NIRENO
In questo loco in breve
verrà Lidia, signor.
CLEOPATRA
E pur così in un giorno
perdo fasti e grandezze? Ahi fato rio!
Cesare, il mio bel nume, è forse estinto;
Cornelia e Sesto inermi son, né sanno
darmi soccorso.
(si vuol accostar di nuovo)
CORNELIA
Se alcun non temi,
temi pur questo ferro,
che a me sola s'aspetta
far del morto consorte or la vendetta!
(estrae un pugnale)
Scena nonaI detti, Sesto
(Mentre Cornelia corre alla vita di Tolomeo,
sopraggiunge Sesto con spada nuda in mano)
SESTO
T'arresta, o genitrice! a me, oh tiranno!
TOLOMEO
(snuda il ferro)
Io son tradito, oh Numi!
SESTO
Sappi, perfido mostro, e per tua pena:
Salvo i Numi serbar' dai tradimenti
Cesare invitto, e Cleopatra ei sciolse
dall'ingiuste catene; ei qui sen' viene;
io lo precorro, e questo
chiede quel sangue ch'è dovuto a Sesto.
(parte)
Cambiamento
Porto di Alessandria
Scena ultimaCesare, Cleopatra, Nireno, Sesto, Cornelia,
Curio, seguito di Romani e di Egizii, un paggio
(Cesare, Cleopatra e seguito con trombe e
timpani.
CESARE
(Da se'):
(Achilla è il moribondo?)
NIRENO
(ad Achilla):
Amico, amico!
ACHILLA
(a Nireno):
Oh cavalier ignoto,
che con voci d'amico
articoli il mio nome,
deh, se dia mai che ti conceda il fato
di favellar un giorno
alla bella Cornelia, al sol di Roma,
digli che quell'Achilla,
che consigliò di Pompeo la morte.
CESARE
Olà!
CLEOPATRA
Che ti conturbi?
CESARE
Una donzella,
serva di Cleopatra a tanto aspirar?
CLEOPATRA
Cesare, frena l'ire!
Giacché desta m'aborri,
perché m'abbi ad amar, torno a dormire.
(parte con le guardie)
Scena quartaCesare, Achilla, poi Sesto e Nireno
(Giulio Cesare, da una parte, poi Sesto
dall'altra con Nireno, ed Achilla, steso sul
margine del porto mortalmente ferito)
CESARE
Dall'ondoso periglio
salvo mi porta al lido
il mio propizio fato.
CLEOPATRA
Che sento?
CURIO
Mentr'io ver le tue stanze,
signor', t'attendo, odo di genti e spade
ripercosso fragor, ed una voce
gridar: Cesare mora, ed improvviso
a te ne volo, ad arrecar l'avviso.
TOLOMEO
Tant'osa un vil Romano?
ACHILLA
Il mio consiglio
apprendi, oh Tolomeo!
Verrà Cesare in corte; e in tua vendetta
cada costui, come cadde Pompeo.
CESARE
(da se'):
(Quanta bellezza un sol sembiante aduna!)
Tolomeo sì tiranno?
CURIO (da se'):
(Se Cornelia mi sprezza,
oggi a Lidia rivolto
collocherò quest'alma in sì bel volto).
CLEOPATRA e CESARE
Un bel contento il sen già si prepara,
se tu sarai costante ognor per me;
così sortì dal cor la doglia amara,
e sol vi resta amor, costanze e fè.
(parte con Nireno)
Scena sestaTolomeo (con guardie), Achilla
ACHILLA
(entra)
Sire,Signor!
TOLOMEO
Achilla!
Come fu il capo tronco
da Cesare gradito?
ACHILLA
Sdegnò l'opra.
Ma chi ver' noi sen' viene?
Scena secondaI detti, Cornelia, Sesto
(Cornelia e Sesto entrano)
CESARE
Questa è Cornelia.
Scena quintaCesare, Sesto, Nireno
CESARE
(Appare e rapisce il sigillo a Sesto)
Lascia questo sigillo.
NIRENO
Io che far deggio?
CLEOPATRA
Attendi
Cesare qui in dispare; indi lo guida
in questi alberghi, e poi lo guida ancora
colà nelle mie stanze e a lui dirai,
che per dargli contezza
di quanto dal suo re gli si contende,
pria che tramonti il sol Lidia l'attende.
CESARE
Che udisti mai, cor mio?
Lidia è Cleopatra? e la spregiasti? Oh dio!
CLEOPATRA
(che frettolosa ritorna)
Fuggi, Cesare, fuggi!
Dalle regie tue stanze a questa fonte
volano i congiurati.
ACHILLA
Oh dei!
CESARE
(Ad Achilla )
E tu involati, parti! Al tuo signore
di che l'opre de' regi,
sian di ben o di mal, son sempre esempio.
TOLOMEO
Non ho più da temer; Cesare estinto,
Cleopatra umiliata, or non ascolto
che il mio proprio volere.
Finita la sinfonia entrano Curio e Nireno e poi Sesto e Cornelia, con un paggio
che porta lo scettro e la corona di Tolomeo)
NIRENO
(a Cesare):
Qui Curio vincitor, qui tuo l'Egitto;
in questo ondoso piano
Cesare ognun acclama
Signor del mondo e imperator romano.
(Uno degli Egizii svela un bacile, sopra il quale sta il capo tronco di Pompeo)
CESARE
Giulio, che miri?
SESTO
Oh dio, che veggio?
CORNELIA
Ahi lassa!
Consorte! Mio tesoro!
CURIO Grand'ardir!
CORNELIA
Tolomeo,
Barbaro traditor! Io manco, io moro.
ACHILLA
Mentre io cerco di Cesare la strage,
s'avventa egli fra i nostri,
ma il numero di molti
alla virtù d'un solo al fin prevale;
fugge con Curio, e da balcon sublime
si scaglia d'improvviso in mezzo al porto,
ed io miro in un punto Curio sommerso,
e Cesare già morto.
CLEOPATRA
Vegli pur il germano
alla propria salvezza:
che già gli mossi di Cesare la spada,
di Sesto e Cornelia il giusto sdegno;
senza un certo periglio
non creda aver solo d'Egitto il regno.
(finge di dormire)
CESARE
(entra)
Che veggio, oh Numi? il mio bel sol qui dorme?
Vaga Lidia, adorata,
ah! se di tanto incendio
che mi bolle nel seno,
ti penetrasse al cor qualche scintilla,
ben potresti sperar dalla tua sorte
d'essermi forse un dì sposa e consorte.
(parte con Curio)
Congiurati
(di dentro):
Mora Cesare, mora!
CLEOPATRA
(sola)
Che sento? Oh dio! Morrà Cleopatra ancora.
CESARE
E morì Tolomeo?
CORNELIA
Se Sesto in mia difesa
pronto non accorrea,
di Cornelia l'onor era in periglio.
GIULIO CESARE
CLEOPATRA
Stelle! costui che apporta?
NIRENO
Per stabilirsi al soglio
a Cesare mandò fra' doni involto.
(parte)
SESTO
Madre!
CORNELIA
Viscere mie!
SESTO
Or che farem tra le cesaree squadre,
tu senza il caro sposo, io senza il padre?
CORNELIA
Priva son d'ogni conforto,
e pur speme di morire
per me misera non v'è.
CESARE
Da Cesare che chiedi,
gran germe de' Scipioni, alta Cornelia?
CORNELIA
Dà pace all'armi!
SESTO
Dona l'asta al tempio, ozio al fianco,
ozio alla destra.
ACHILLA
(a Tolomeo):
(Sin al real aspetto egli t'offende?)
TOLOMEO
(da se'):
(Temerario Latin!)
CESARE
(da se'):
(So che m'intende).
CESARE
(da se'):
(Oh dio! che innamora!)
(leva da terra Cleopatra)
Sfortunata donzella, in breve d'ora
deggio portarmi in corte,
oggi colà stabilirò tua sorte.
TOLOMEO
(da se'):
(Respiro, oh ciel!) Bella, lo sdegno
ammorza!
(tira da parte Achilla)
Amico, e ben?
ACHILLA
Signor, oggi vedrai
Cesare estinto al suolo,
re vendicato, e regnator tu solo.
(parte)
Cambiamento
Luogo di delizie
Scena settimaCleopatra, poi Cesare
CLEOPATRA
Esser qui deve in breve
l'idolo del mio sen, Cesare amato;
ei sa che qui l'attende
Lidia sua, che l'adora; per discoprir, se porta il sen piagato,
fingerò di dormir, porterò meco,
mascherato nel sonno, Amor ch'è cieco.
(parte)
Scena secondaNireno, poi Cesare; Cleopatra (nelle vesti
di Virtù)
NIRENO
Da Cleopatra apprenda chi è seguace d'amor l'astuzie e frodi.
(Qui s'ode vaga sinfonia di vari strumenti)
CESARE
Taci!
NIRENO
Che fia?
CESARE
Cieli, e qual delle sfere
scende armonico suon, che mi rapisce?
NIRENO
Avrà di selce il cor chi non languisce.
Teco han gli dei
oggi diviso il regno, ed è lor legge
che del grand'orbe al pondo
Giove regoli il ciel, Cesare il mondo.
(parte con Nireno)
Cambiamento
Appartamento di Cleopatra
Scena settimaCleopatra con guardie, damigelle egizie, poi Cesare con soldati
CLEOPATRA
(frale sue damigelle che piangono)
Voi che mie fide ancelle un tempo foste,
or lagrimate invan, più mie non siete.
CLEOPATRA
(s'inginocchia avanti Cesare e dice piangendo):
Avanti al tuo cospetto, avanti a Roma,
mesta, afflitta e piangente
chieggio giustizia.
Venga Pompeo, Cesare abbracci, e resti
l'ardor di Marte estinto:
sia vincitor del vincitore il vinto.
SESTO
(da se'):
(Ah, traditor!)
CESARE
(da se'):
(Fellone!)
ACHILLA
Sol per cagion di vendicarsi un giorno
contro il re Tolomeo
giunse in tal notte a spirar l'alma in guerra.
SESTO
(da se'):
(Ah, scellerato! )
CESARE
(da se'):
(Ah, iniquo!)
ACHILLA
Che per averla in moglie,
contro Cesare ordì l'alta congiura.
CESARE
Presti ormai l'egizia terra
le sue palme al vincitor!
Curio, Cesare venne, e vide e vinse;
già sconfitto Pompeo invan ricorre
per rinforzar de' suoi guerrier lo stuolo
d'Egitto al re.
(S'ode nuovamente una sinfonia; s'apre il
Parnasso, e vedesi in trono la Virtù, assistita
dalle nove Muse)
CESARE
Giulio, che miri? e quando
con abisso di luce
scesero i Numi in terra?
CLEOPATRA
(nelle vesti di Virtù)
V'adoro, pupille,
saette d'amore,
le vostre faville
son grate nel sen.
CORNELIA
(da se'):
Cesare morto?
SESTO
(da se'):
Oh Numi!
ACHILLA
Or Cleopatra
vola al campo romano,
e delle trombe ai bellicosi carmi,
di Cesare in vedetta, corre co' suoi
contro il tuo campo all'armi.
e come?
Ah! che del mio gioir invido è il Nume!
NIRENO
Signor, udisti, e che ti par di Lidia?
CESARE
Virtù cantata da Lidia possiede?
Ah! Che se già piangente
mi saettò tra le armi, io ben m'aveggio
che bellezza sì vaga
cantando lega, e lagrimando impiaga.
(dà la corona e lo scettro di Tolomeo
a Cesare)
CESARE
Bellissima Cleopatra,
quel diadema che miri, a te s'aspetta;
io te ne cingo il crine;
Regina dell'Egitto
darai norma alle genti, e legge al trono.
CESARE
Tolomeo, a tante grazie
io non so dir , se maggior lume apporti,
mentre l'uscio del giorno egli diserra,
il sole in cielo o Tolomeo qui in terra.
CLEOPATRA
Oh dio! tu il mio cor mi struggi;
salvati, o mio bel sol! Cesare, fuggi!
CESARE
Al lampo dell'armi
quest'alma guerriera
vendetta farà.
CESARE
(da se'):
(Amor, chi vide mai più bella chioma?)
CLEOPATRA
Caro!
CESARE
Bella!
CLEOPATRA e CESARE
Più amabile beltà
mai non si troverà
del tuo bel volto.
(parte con Curio)
NIRENO
Cleopatra, vincesti;
già di Cesare il core
tributario al tuo volto amor ti rende,
e tutto il suo voler da te dipende.
20, 1724, London
Goto:
Character List Atto Primo Atto Secondo Atto Terzo End Personaggi Romani
GIULIO CESARE, primo imperatore de' Romani - contralto
CURIO, tribuno di Roma - basso
CORNELIA, moglie di Pompeo - contralto
SESTO, figlio di Pompeo e Cornelia - soprano
Egizii
CLEOPATRA, regina d'Egitto - soprano
TOLOMEO, re d'Egitto, fratello di Cleopatra - contralto
ACHILLA, duce generale dell'armi e consigliere di Tolomeo - basso
NIRENO, confidente di Cleopatra - contralto
Seguito di Romani, seguito di Egizii,
damigelle egizie, guardie, le nove Muse,
favorite di Tolomeo, soldati egiziani, soldati
romani, un paggio.
CESARE
Lascia, Lidia!
CLEOPATRA
Che Lidia?
Io volerò al conflitto in tua difesa,
sino agli stessi abissi
scenderia Cleopatra.
CLEOPATRA
Giunto è Cesare in corte?
NIRENO
Io ve'l condussi,
ed ei già a queste soglie il piè rivolge.
CESARE
Sei Cleopatra?
CLEOPATRA
In breve
de' congiurati il temerario ardire
questo aspetto regal farà che cada;
torna al fianco, signor, quella tua spada!
(parte)
CESARE
Curio, a sì strani eventi
resto immobile sasso.
CESARE
(a Nireno):
Del suo fido servir premio condegno
avrà Nireno; (a Curio):
Curio,
già del tuo forte braccio
si conosce il valor.
CESARE
(entra con spada nuda in mano e soldati)
Forzai l'ingresso a tua salvezza, oh cara!
CLEOPATRA
Cesare o un'ombra sei?
CESARE
(alle guardie)
Olà, partite ormai, empi ministri
d'un tiranno spietato!
Cesare così vuol, pronti ubbidite!
(partono le guardie)
CLEOPATRA
Ah! ben ti riconosco,
amato mio tesoro,
al valor del tuo braccio!
Ombra, no, tu non sei, Cesare amato.
NIRENO
Cosa dirà Tolomeo?
CLEOPATRA
Non paventar; col guardo
meglio ch'egli non fece
col capo di Pompeo,
Cesare obbligherò;
invan aspira al trono,
egli è il germano, e la regina io sono.
(si sviene)
CESARE
Curio, su, porgi aita
a Cornelia, che langue!
(piange)
CURIO
Che scorgo? Oh stelle! il mio bel sole esangue!
ACHILLA
(da sé)
(Questa Cornelia? Oh, che beltà!
che volto!)
SESTO
Padre, Pompeo! mia genitrice! Oh dio!
CESARE
Per dar urna sublime
al suo cenere illustre,
serbato sia il nobil teschio.
CESARE
Come! nemmen Cleopatra
valse a frenar sì perfido ardimento?
CLEOPATRA
La porpora reale
scudo non è bastante al tradimento.
(va per tornar al suo luogo)
Scena ottavaI detti, Curio, dopo congiurati (di dentro)
CURIO
(entra con spada impugnata)
Cesare, sei tradito.
CLEOPATRA
Su, partite, miei fidi,
(parte seguito)
(a Nireno)
E tu qui resta;
alle cesaree tende
son risolta portarmi, e tu , Nireno
Mi servirai da scorta.
valutazione: contenuti: giulio cesare
TEXT CACHED
Giulio Cesare Giacobbe
concessa da Catalogo libri di Giulio Cesare Giacobbe.
come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita, libri, Giulio Cesare Giacobbe, biografia, giacobbe
Giulio Cesare Giacobbe biografia Come Smettere di Farsi le Seghe Mentali e Godersi la Vita libri
Giulio Cesare Giacobbe è iscritto all'albo degli psicologi Italiani ed è abilitato all'esercizio della psicoterapia in Italia e negli Usa.
valutazione: contenuti: biografia, come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita, giacobbe, libri, Giulio Cesare Giacobbe
TEXT CACHED
Ma nel discorso di Cassio c’è livore e malanimo anche personale verso Cesare, che egli confessa di aver salvato dai flutti del Tevere e di aver assistito in Spagna durante la malattia, mentre adesso, questo nuovo padrone del mondo, a malapena gli rivolge il saluto.
Bruto e Cassio (cui più tardi si aggiungerà Casca) in disparte di scoprono unanimemente contrari al potere di Cesare.
Il male fatto sopravvive agli uomini, il bene spesso con le loro ossa sepolto; e così sia anche di Cesare».
Antonio gli chiede di aiutarlo a portare il cadavere di Cesare nel Foro ma anche di raggiungere il suo padrone e di informarlo sui fatti accaduti e di suggerirgli di non raggiungere Roma insicura al momento per lui.
Il diario del Henslowe segna un seser pompie (Cesare e Pompeo) all’8 novembre 1594 e una 2 pte of sesore parte di Cesare) al 18 giugno 1595, ma poiché di questi drammi non ci stato tramandato nulla, neppure sotto forma di notizie, non si può stabilire quanto poterono influenzare Shakespeare.
la mia risposta questa: non che Bruto amasse meno Cesare, ma più di Cesare amava Roma.
I primi tre atti sfruttano le vite di Cesare, di Antonio e di Bruto, e quest’ultima utilizzata soprattutto per gli ultimi due.
Ma Cesare nel colloquio seguente con Antonio (Marc’Antonio) sospetta qualcosa: dice di temere gli individui come Cassio, troppo magri, sempre in tensione, che non amano la musica, che leggono troppo.
Nel frattempo, la folla a Roma in delirio mentre Marc'Antonio tenta di assegnare a Cesare per ben tre volte la corona di re.
I due tribuni, che temono la tirannia di Cesare, nel commentare la volubilità del popolo che prima aveva inneggiato a Pompeo e adesso si appresta a glorificare il nuovo potente, disperdono i popolani dicendosi che tutte queste penne che strapperemo dall’ali di Cesare lo forzeranno a volare più basso.
Non son venuto, amici, a rapire per me il vostro cuore; non sono un oratore come Bruto, sono - mi conoscete - un uomo semplice che amava Cesare con cuor sincero; e questo sanno bene anche coloro.
Si aggiunge anche Cinna: insieme ordiscono di tirare dalla loro parte anche Bruto, che amato da Cesare.
shakespeare, Giulio Cesare
Tra i due commentato il fatto che Cesare andrà in Campidoglio per ricevere dai senatori la corona di re.
Cesare ha ormai deciso di uscire, solo i vili infatti temono il proprio destino, i valorosi vi vanno incontro, anche perché esso non può essere modificato.
Bruto lo rassicura e conferma che il suo gesto, grondante pietà per Cesare, aveva tuttavia inclinato di più per la pietà di Roma, la cui libertà era minacciata dal tiranno.
Invita il popolo a bagnare le mani e le armi nel sangue di Cesare e a inneggiare alla pace e alla libertà ritrovata.
Tutti colpiscono, Bruto per ultimo: Et tu, Brute?… E allora cadi, Cesare!», sono le ultime parole di Cesare, che stramazza al suolo ai piedi della statua di Pompeo.
Chiede però a Bruto, che magnanimamente e incautamente glielo concede, di portare il cadavere di Cesare al Foro e di farne l’epicedio.
Bruto allontana la moglie con la promessa di aprirle il proprio cuore, e rimasto nuovamente solo riceve un altro congiurato, Caio Ligario col quale, ormai giorno, decide di recarsi a casa di Cesare.
Forte del consenso popolare Antonio rompe ogni indugio e scoprendo platealmente il corpo di Cesare ne mostra le ferite e i colpi di pugnale inferti da quelli che adesso indica pubblicamente come traditori.
Antonio, dibattuto tra codardia, adulazione e ultimi segni di sincero dolore per Cesare, si dichiara, con estremo tatto politico, dalla parte dei congiurati, stringendo ad ognuno le mani, prima ancora di conoscerne e chiederne le ragioni del tirannicidio.
Il tema della morte di Cesare era parte anche della Cornélie (1574) del Garnier, ch’era stata tradotta e adattata in inglese dal Kyd e stampata nel ma né il testo né la traduzione presentano alcuna diretta connessione con il dramma shakespeariano.
Il Giulio Cesare di Mankiewicz non piacque granché a Roland Barthes, che ne scrisse in Mythologies scorgendo nell’artificialità hollywoodiana delle frangette, tutta una romanità posticcia, e dove segno funziona in eccesso, si discredita facendo apparire la sua finalità».
Tutti i congiurati accerchiano Cesare, e Casca il primo a colpire Cesare con una pugnalata al collo.
Shakespeare, Giulio Cesare
Al battere di un orologio (sic!) che segna le tre di notte i congiurati decidono di sciogliersi e di darsi appuntamento alle otto del mattino, benché gli ultimi timori li facciano dubitare sul fatto che Cesare, negli ultimi tempi superstizioso, possa decidere di uscire di casa per recarsi al Campidoglio.
Un indovino incontrato per strada le comunica che vuole mettere Cesare in guardia, ma timoroso del pigia-pigia che sicuramente procurerà il passaggio di Cesare si mette da parte.
Non sto parlando, no, per contraddire a ciò che ha detto Bruto: son qui per dire quel che so di Cesare.
Il suo ultimo pensiero va a Cesare: Sei vendicato, Cesare, con quella stessa lama che t’ha ucciso!», dice spirando.
Antonio trova parole di sincera stima verso Bruto, rispetto agli altri congiurati che agirono per mero interesse, privi di ideali: Che di tutti loro fu il Romano di gran lunga il più nobile: tutti i cospiratori, eccetto lui, hanno agito così come hanno agito perché invidiosi contro il grande Cesare: soltanto lui, per onesto sentire e premuroso del pubblico bene s’è accompagnato a loro nell’impresa.
Quindi il colpo di scena finale: la lettura del testamento di Cesare col lascito al popolo di Roma di settantacinque dramme pro capite e dei giardini di là del Tevere lasciati a godimento della cittadinanza tutta.
Non siete né di legno, né di pietra, ma siete uomini, e, come uomini, sentendo quel che Cesare ha testato, v’infiammereste, fino alla pazzia.
Escono tutti e rimasto solo Antonio piange sul cadavere di Cesare le sue lacrime più intime e sincere.
Egli non venuto per contraddire Bruto, certamente, ma per dire tutto ciò che sa di Cesare (vedi per intero il grande discorso di Antonio nel box a fianco).
Il poeta Cinna che intende omaggiare Cesare viene scambiato dal popolo per il cospiratore, di cui ahimè sfortunatamente omonimo, e tale il furore popolare che il povero poeta viene fatto a pezzi.
Ma ecco sopraggiungere Antonio, che rende omaggio alla salma di Cesare e che dice ai congiurati di non conoscere i loro disegni e che se vogliono ucciderlo vicino a Cesare ne sarebbe onorato.
Shakespeare su questo sito Shakespeare: vita e opere Amleto Antonio e Cleopatra Re Lear Macbeth Misura per misura Otello Pene d’amor perdute Romeo e Giulietta Sogno di una notte di mezza estate Molto rumore per nulla Giulio Cesare I due gentiluomini di Verona Riccardo III.
Un viaggiatore svizzero, certo Thomas Platter, che fu in Inghilterra dal 18 settembre al 20 ottobre 1599 segnò queste osservazioni in un suo diario, dipoi pubblicato da Gustav Blinz in XXII (1899), 458-62: colazione, il 21 settembre, verso le due del pomeriggio, ho attraversato il fiume con i miei amici, e, all’altra riva, nel teatro dal tetto di paglia, abbiamo assistito a una eccellente rappresentazione della tragedia del primo imperatore Giulio Cesare, con un quindici personaggi all’incirca; dopo il dramma, com’è costume di que’ commedianti, fu eseguita una danza molto elegante e insieme strana, con due ballerini vestiti da uomini e due da donne.
Giulio Cesare e l'ambizione di diventare re, Bruto e Cassio congiurati in nome di un'idea astratta di libertà che ormai non esiste più, lo sfuggente e opportunista Cicerone, il cinico e spietato Ottaviano, l'astuto e coraggioso Marco Antonio che infiamma il popolo romano con una travolgente orazione sul cadavere di Cesare.
Antonio, da consumato retore e scaltro uomo politico riesce a tessere le lodi di Cesare e a ribaltare in meriti quelli che sono vizi per Bruto, che pure un uomo d’onore.
Tant’è vero che il Senato lo attende in Campidoglio per dargli la corona, e cosa avrebbe detto ai senatori, di aspettare che nuovi beneauguranti sogni facesse Calpurnia? Cesare rompe ogni indugio e decide di uscire.
Andati via tutti Bruto si ritira nella tenda e al suono della cetra del servo Lucio, che tuttavia si addormenta sfinito, si abbandona alla lettura quando gli appare lo spettro di Cesare che lo ammonisce: Ci rivedremo a Filippi».
Né si vede in che misura il drammaturgo si poté servire del Cesare (1594) di Orlando Pescetti, che costituirebbe l’unica possibile fonte italiana: le due opere si somigliano solo perché hanno per oggetto la stessa vicenda e si riferiscono, press’a poco, alle stesse fonti.
All’annuncio di Cesare che non andrà per via del sogno fatto da Calpurnia di aver visto la sua statua cadere e scorrere sangue nel quale il popolo intingeva le mani, Decio riesce a ribaltarne il significato, convincendolo che quello della moglie era un buon presagio, significando quel sangue la linfa del grande Cesare cui il popolo romano attingeva.
James Mason l'intenso Marco Bruto (qui ritratto con Deborah Kerr, nel ruolo di Porzia) nel film Giulio Cesare.
shakespeare, Giulio Cesare
Flavio e Marullo, i due tribuni della plebe, intercettano la conversazione di alcuni popolani che inondano le strade di Roma per accogliere favorevolmente il ritorno di Cesare.
Cicerone , gli risponde che ai segni si possono dare interpretazioni opposte e chiede, ottenendone assenso, se il giorno dopo Cesare sarà in Campidoglio.
né la forza della parola adatta a riscaldare il sangue della gente: parlo come mi viene sulla bocca, vi dico ciò che voi stessi sapete, vi mostro le ferite del buon Cesare,.
Ma Cesare lo redarguisce, ammonendolo che se venuto a perorare la causa del fratello Publio Cimbro, bandito da Roma, egli non cambierà certo i suoi decreti.
Il popolo in fiamme e porta in trionfo il corpo di Cesare, verso la cremazione e l’onore pubblico.
Cesare interpreta il presagio in senso contrario perché, al pari di quell’animale, sarebbe egli senza cuore, se rimanesse a casa per paura.
Soliloquio di Bruto sull’ascesa al potere di Cesare e sulle sue ambizioni alla tirannia contro cui decide in cuor suo di porre argine.