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L UOMO CHE GUARDA










TEXT CACHED
Eccetto l’ esperienza dell’ eterno ritorno, la grande “ al di là dell’ uomo e del tempo “, Nietzsche fu sempre critico verso una la vita teoretica e la possibilità di farne scaturire una forma di felicità, come modello di un apollineo allontanatosi dal tragico e per questo sorgente di esiti altamente negativi.
Burckhardt critica apertamente tutte le prospettive fondate su una forma di egocentrismo, l’ uomo che agisce è anche colui che patisce, il male non è tale quindi per un nostro giudizio a posteriori, è tale in sé perché porta mostra e distruzione, e non avendo una radice teologico – religiosa, fa parte dell’ economia della storia universale.
L’ ottica continuativa storica rivela la storia della vita e della sofferenza dell’ umanità come totalità, in questo modo l’ uomo si libera dalla follia di sopravalutare le epoche passate e di disperare per il presente, la storia della cultura diviene in Burckhardt una saggezza sulla natura umana.
Ormai nel XIX secolo non compaiono più individui singolari – universali del Rinascimento, l’ uomo della cultura generica legato alla sicurezza ha sostituito una dimensione di competizione tra i migliori; la soggettività degli uomini rinascimentali li rendeva del tutto mondani, capaci di distinguere il bene dal male, speravano di ricostruire l’ armonia con la propria forza, non conoscevano il peccato ed il pentimento, non avendo bisogno di nessuna redenzione.
I poeti – filologi hanno coscienza di essere arbitri della fama altrui, Aretino è il primo giornalista nella misura in cui avverte un bisogno continuo di pubblicare; ciò che è interessante notare è il passaggio dal Santo all’ uomo celebre rinascimentale, dall’ ideale di vita cristiano alla grandezza storica, una mondanizzazione dell’ uomo connessa al calcolo di fortuna e sfortuna [ sorge anche il sentimento dell’ onore ].
Nel Rinascimento italiano sorge l’ uomo singolare che fa affidamento solo su se stesso e solo in questo modo diventa cosmopolita [ anche la donna acquista un ruolo importante all’ interno della società ], proprio le tirannidi rinascimentali permisero la nascita di individui nel senso pieno del termine: principi, condottieri, poeti e uomini di società.
Loewith può giustamente dire che Burckhardt si libera dell’ Historismus, dello storicismo e della storiografia di tendenza che interpreta il passato alla luce da una forma di intenzionalità nel presente; nella prospettiva burckhardtiana il passato è chiaramente connesso con il presente ed il futuro [ senza nessuno impianto di carattere teologico – metafisico, una considerazione quindi potremo dire “ debole “ ]; la cultura consiste nel fatto che l’ uomo storico vive contemporaneamente nel presente e nel passato e li confronta, mettendo in rilievo paralleli effettivi.
Non è più l’ albero genealogico, ma l’ abilità e la nobiltà che rendono grande l’ uomo, tipici esempi sono per Burckhardt, Leon Battista Alberti e Cellini.
Luca della Robbia nel famoso fregio di marmo della balaustra dell’ organo del duomo di Firenze, è stato in grado di riprodurre l’ armonia della grecità; la Chiesa si servì dei più importanti talenti dell’ epoca per onorare le storie dei suoi personaggi, senza alcun riguardo per gli stili del passato.
ESTETICA: L'UOMO NEL MEZZO DELLA STORIA
Burckhardt mette a nudo la radice cristiana della coscienza storica che passando per la lectio hegeliana è coscienza della fine, proprio perché la religione cristiana considera l’ ultima ora di vita dell’ uomo come fondamentale, questa posizione permette a Burckhardt di pervenire ad un sano scetticismo che demistifica l’ idea del progresso, dello sviluppo e della felicità.
L’ uomo burckhardtiano non è né un universale né un singolo, risulta bensì essere un individuo in mezzo alla dipendenza degli avvenimenti ma nello stesso tempo, “ in – dipendente “, libero da vincoli: Burckhardt osserva teoreticamente e si tiene in disparte a livello pratico, Loewith dice infatti che se Hegel agli albori dell’ Ottocento si concilia con la propria epoca, Burckhardt nel 1846 si astiene dalla propria epoca per conservare un senso storico del proprio tempo contro di esso.
L’ uomo storico non potendosi mai fermare sulla soglia dell’ attimo non saprà mai che cos’è la felicità, il superuomo ci permette di compiere il passaggio dal “ così fu “ al “ così volli che fosse “, eliminando il peso del passato nell’ eterno ritorno dell’ uguale.
Il fanciullo in questo senso incarna l’ innocenza e l’ oblio, la sovrastoricità di vedute; l’ uomo che invidia l’ animale ancorato al piuolo dell’ attimo è legato con le catene del passato, si trascina il fardello dell’“ era “, l’ esistenza è quindi contraddittoria in se stessa, un interrotto “ essere – stato “.
L’ ammirazione Burckhardt per Rubens, si comprende alla luce della stessa tesi secondo la quale la storia non consiste di un insieme di fatti rigidi, gli avvenimenti avevano per lui un valore storico nella misura in cui potevano interessare all’ uomo.
Lo spirito umano è eternamente uguale nelle sue poliedriche manifestazioni spazio – temporali, solo nel permanente si manifesta ciò che è transeunto e nell’ identico ciò che cambia, lo spirito umano riconosce la propria essenza in ciò che è stato e quindi nella propria storia, Burckhardt in questo senso scorge un punto d’ Archimede proprio nell’ uomo che soffre e patisce, recidendo la considerazione meramente storica della storia, il filo - conduttore del tempo progressivo è ciò che si ripete e perdura riecheggiando in noi e divenendo comprensibile.
L’ uomo rinascimentale mediante lo studio degli autori classici fa divenire il suo animo colmo di desiderio di fama e di notorietà personale, un’ esigenza di farsi valere all’ esterno connessa all’ adorazione per gli uomini celebri che eccelsero in virtù.
Burckhardt pone l’ essere umano al centro della storia proprio perché porta in sé misura e medietà, nella riflessione hegeliana l’ uomo è importante storicamente solo come “ individuo storico – universale “ che si differenzia quindi dai semplici “ conservatori “ incarnando in una determinata epoca lo spirito del mondo, Kierkegaard opponendosi a questa prospettiva fa riferimento alla singola esistenza cristiana, se per Hegel Napoleone “ è lo spirito del mondo seduto a cavallo, che lo domina e lo sormonta “, la figura cristologica è per l’ autore danese l’ unica vera individualità.
Quella di Burckhardt è un’ esigenza interiore, finalizzata a pervenire ad una dimensione di armonia in questo marasma di eventi, immergersi nella storia è un modo indiretto per avere uno sguardo critico verso il presente, Burckhardt rifiutò sempre il termine “ pessimismo “ preferendo un’ ottica malista, intesa come un benefico strumento di demistificazione delle certezze dell’ ottimismo, il mondo così com’è, è stupendo e terribile al tempo stesso, l’ uomo deve comprenderlo ed accettarlo.
Solo nel Rinascimento italiano, con Pico della Mirandola e di suo “ De dignitate hominis “ si ebbe il risveglio del mondo e dell’ uomo; la coscienza storica del XIX secolo era l’ ultima manifestazione dell’ onnivoro interesse greco grazie alla sua recettività universale poteva quindi comprendere l’ estraneo ed il passato.
L’ arte pur nutrendosi di compiti e di temi ecclesiastici [ pur non essendo seriamente credente ] offrì un’ immagine del mondo reale, l’ uomo moderno invece – scrive Burckhardt – non ha sensibilità per ciò che è simbolico; ogni epoca artistica ha bisogno di un ciclo di pensieri significativi.
La riscoperta della Grecia, porta alla formazione dell’ individualità, Pico della Mirandola pone l’ uomo come plasmatore libero e superatore di se stesso al centro del mondo.
La fede nel sapere storico conservatore – aggiunge Loewith – lo rende più inattuale di Nietzsche, apparendo come un’ “ esistenza ironica “ vicina a Fritz nella veduta sovrastorica, eliminando però l’ idea del progresso e dello sviluppo, realizza la sua sovrastoricità nella storia cercando d cogliere i processi “ come eternizzazioni “, l’ uomo che soffre e patisce di forte sapore schopenhaueriano è meta – temporale e meta – storico, è interessante notare come lo stesso Schopenhauer dinanzi ad interpretazioni che vedevano nel suo pessimismo una normale reazione storica all’ ottimismo precedente, rispondesse come la sua posizione fosse radicale [ Burckhardt dopo aver avuto infatuazioni per i sostenitori del pessimismo universale, è portato una volta giunto ad una piena maturità a prendere la vita né troppo seriamente né troppo leggermente ].
Si crea un parallelismo tra la via crucis della polis e la crisi dello Stato moderno, nella polis greca l’ uomo era in tutto e per tutto “ polites “, la rottura con la dimensione statale politica fu sempre vista come una tragedia, Burckhardt dinanzi all’ ottica greca, hegeliana e marxista ha mostrato come l’ individuo voglia una propria e particolare esistenza, nello stesso tempo “ nell’ odierno egoismo dell’ uomo privato “ è presente la distruzione del rapporto tra il singolo e la generalità.
L’ uomo – Burckhardt era consapevole dell’ impossibilità di raggiungere ad una piena felicità, e per questo scorgeva nella rassegnazione una vera e propria dote umana, essere in pace con il mondo ed utile agli altri evitando gli attacchi della misantropia erano suoi cardini esistenziali; scelse una vita lontana dal mondan rumore, fuggendo dalle illusioni e dalla pretese del suo secolo trovò i fondamenti del suo agire e pensare nell’ identificazione di bontà e felicità, quest’ ultima concepita come una pace interiore, di un’ anima che per quanto potesse prendere coscienza criticamente degli eventi del suo tempo, sempre si distaccò senza mai esporsi in pubblico come alfiere di posizioni politiche, questo in particolare modo in vecchiaia.
Libertà e necessità si fondano se l’ uomo agisce spinto dalla passione, in questo modo l’ individuo sacrifica tutto se stesso alla scopo oggettivo che si è prefisso, lo spirito nella sua particolare soggettività si identifica con l’ idea universale: la libertà diventa autenticamente libera quando vuole ciò che necessariamente deve essere.

Loewith dice che quella di Burckhardt non è una prospettiva qualsiasi sul mondo, ma è una “ Weltanschauung “ che vede nell’ uomo che soffre e patisce, lotta e soccomba, il fulcro della storia.
A differenza dell’ uomo moderno che guarda solo al mondo stampato, Burckhardt gioiva per tutto il mondo visibile dotato di fascino, anche delle più piccole cose quotidiane [ gli utensili della vita quotidiana in Grecia, la rete del pescatore offerta a Poseidone o il bastone del pastore a Pan ].
Questa diversità tra l’ uomo antico e quello moderno, spinge Burckhardt a sostenere che la comprensione del passato da parte nostra non risulta immediato e presenta una profonda problematicità: se l’ individuo colto burckhardtiano si contrappone allo Stato, per Hegel il singolo è un mero accidente dinanzi alla totalità.
Burckhardt rinuncia alla vita pratica per il vero godimento, gode – aggiunge Loewith – nella sua stessa rinuncia rispetto ad una situazione storico – culturale corrotta ed insignificante, fu un pessimista pratico ed un ottimista teoretico, sottraendosi alla prassi politica: l’ ascesi era come per Diogene, un modo per pervenire all’ indipendenza ed alla libertà nel mezzo del mondo, il piacere di cui Burckhardt è fruitore è quindi un giocoso stato d’animo con il quale l’ uomo sta in pace con se stesso.
Sia Burckhardt che Kierkegaard avvertirono come problematico l’ entusiasmo progressista, Burckhardt non essendo né un agitatore né un rivoluzionario divenne “ un uomo privato “ che vive in disparte secondo il modello antico, Kierkegaard che di per se stesso era riformatore seguendo l’ archetipo del martire cristiano ha offerto testimonianze della sua singolarità: entrambi vedono nel loro secolo un processo di livellamento, Kierkegaard dicendo che tutta la sua epoca è soggetta ad un impoverimento morale, Burckhardt dinanzi agli aggiornamenti giornalistici rivendica l’ importanza ed il bisogno di eternizzazioni, il pensatore danese mostra come l’ infelicità sia frutto di una semplice e banale temporalità, serve quindi un’ eternità pensata cristianamente.
Michelangelo è per Burckhardt l’ ” uomo del destino “ che rappresenta la soggettività del moderno che fa approdare alla crisi la scultura e l’ architettura, alfiere di una creazione illimitata ed assoluta, manca nella sua arte di spontaneità; Raffaello agli antipodi di Michelangelo, è uno spirito forte e sano, una normale personalità capace di non avvertire il peso del successo, egli dipinge “ il “ bambino e “ la “ vergine, cogliendo l’ eterno ed l’ universale dal transeunto e dal contingente [ nelle sue analisi storiche artistiche farà uso del binomio ermeneutico “ essere “ – “ esistere “ ].
L’ uomo burckhardtiano che “ soffre e patisce “ nel mondo si pone in un particolare rapporti con la posizione hegeliana e quella di Kierkegaard; se Hegel coinvolge l’ individuo in un processo storico – universale, Kierkegaard riscopre l’ istanza del “ Singolo “ come unica ed autentica dimensione esistenziale.
Le grandi crisi sono rare, l’ autentico insegnamento della storia, tra fratture e sconvolgimenti, consiste nel mostrarci come ciò che è stato perdura e ritorna in modo similare, il passato – continua Loewith [ opponendo in questo punto radicalmente Nietzsche a Burckhardt ] – non è una catena a cui siamo legati, ma una continuità mediante la cui conservazione libera e cosciente , l’ uomo storico si distingue dai barbari [ che sono tali per la loro mancanza di storicità ] antichi e da quelli moderni [ gli americani ].
All’ età di 28 anni Burckhardt decide di allontanarsi definitivamente dalla dimensione politica, nei confronti della quale aveva sempre nutrito una forma di elevata sfiducia, l’ uomo inoltre nulla guadagna nell’ immischiarsi nel movimento delle grandi masse; l’ ideale burckhardtiano è di avere un posto sicuro in Biblioteca, con possibilità economicamente moderate, e con la possibilità di educare quelle facoltà funzionali alla formazione di buon uomo privato.
Burckhardt è assai prossimo alla posizione kierkegaardiana nella misura in cui scorge l’ uomo che “ soffre e patisce “ senza nessun tipo di pathos ed enfasi metafisica, il giovane studioso di storia svizzero afferma in una lettere di essere inadatto alla riflessione speculativa e neanche per un minuto all’ anno è disposto a percorrere i sentieri del pensiero astratto, in questo egli non è in grado di parlare in “ hegeliano “ corretto nota Loewith; nonostante ciò Burckhardt si interessa alla filosofia della storia hegeliana, studiandola attentamente e con spirito critico.
Nel quarto volume de “ La storia della civiltà greca “, Burckhardt analizza tra le tante tematiche, l’ uomo del IV secolo che allontanandosi dallo Stato diventa uomo privato, in Grecia – sostiene Burckhardt – vi sarebbe stata una convinzione teorica di fondo secondo la quale vi sarebbe stata una piena sfiducia ad uscire dalla dimensione della patria; soprattutto i filosofi si allontanarono dalla Stato, non occupandosi più della polis, Platone si distinse per la sua utopia, Aristotele giunse ad una considerazione teoretica dello Stato.



valutazione:
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TEXT CACHED
"Fortuna" volle che durante la proiezione fossi accompagnato dai commenti di due anziane signore, la cui profumazione, troppo intensa, riempiva insopportabilmente la sala, cosicché maggiore era il senso di invasione barbarica: le loro parole sono diventate una colonna sonora, inventata sul momento, per il film.
Quel loro vociare e ridere, in alcuni momenti del film a volte tragici: è stata la rivelazione della serata ed anche la prova che in fondo questo, non è un brutto film.
L'ex moglie (Louise) chiede al figlio (Sébastien), affermato uomo d’affari che vive a Londra di venire a trovare il padre, anche se tra i due i rapporti si sono praticamente interrotti da tempo.

Sotto alcuni aspetti il film può essere visto come la continuazione del precedente sul declino dell'impero americano, ci potrebbe ricordare sotto altri aspetti il grande freddo, il cacciatore e il settimo sigillo.
Al di là della trama e dei dialoghi cosa resta di questo film ? Cosa resta in chi si alza dalla poltrona? Ho guardato in volto gli spettatori della sala e mi sono detto ecco forse quello è un docente di storia e quella forse la sua amante e forse ancora quella sua moglie ed ecco invece un ricco uomo in carriera.
Lo stesso lo si nota in sala, in chi guarda, che par non capire che anche della sua vita si sta parlando.
Si parla della morte di un uomo, ma si parla anche della morte della nostra società o meglio di un sistema (il tema era già iniziato ne Il declino dell'impero americano 1987).
E' proprio così! Ho cercato nella sala, negli occhi di chi guardava il film i protagonisti del film, cercando di carpirne le emozioni.
Qui il film appare in tutta la sua crudezza: non c'è una speranza, non c'è resurrezione, ma solo la morte.
E' un film drammatico, ma non ha toni cupi, ogni cosa, dalla malattia in poi è vista con un sereno distacco, a volte allegro.
Se viviamo la nostra esistenza ed il nostro tempo narcotizzandoci, forse è venuto il momento di disintossicarci e vivere la vita recuperandone l'emozione che è in un tramonto su un lago, in un bicchiere di vino, in un viaggio a Barcellona o a Genova, come viene detto nel film, negli occhi di chi si ama, nell'amicizia e nella forza della passione della vita.
Riprenderci la vita in mano decidendo infine anche come e dove morire, non per lenire il dolore ma per riportare l'uomo, al ruolo di protagonista di quella che è l'esistenza ed in conclusione anche la morte.



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TEXT CACHED
col prossimo!      Quello che segue pare essere più pertinente a questa rivista, dal momento che, guarda caso, ha a che vedere con terre lontane:      DIVENTA DETECTIVE.
Malgrado ciò che i pulp offrivano come passaporto per avventure in luoghi lontani, restava una cosa che li teneva continuamente legati alla vita di tutti i giorni: la pubblicità su una colonna, alle pagine iniziali e finali della rivista. Le prime e le ultime pagine rimanevano zeppe di annunci per dentiere, pomate per eczemi e tutto quanto Ron descrive nel suo ironico commentario 'Perplesso per i pulp.'
Perplesso per i pulp di L. Ron Hubbard - Ron Lo scrittore: Dare un volto alla narrativa popolare (L. Ron Hubbard)
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Sono persone in cerca di mete che si trovano di là dall’orizzonte e i cui pensieri sono lontani, in terre dove i tam tam brontolano e dove un uomo può essere un uomo, e deve esserlo, se vuole vivere e che le signore vadano al diavolo.



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