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Ed è questo l’assunto moraviano, attraverso l’itinerario solitario di svisceramento della noia, in uno dei più importanti e profondi romanzi del ‘900.
Se il bicchiere perdesse la sua consistenza, agli occhi di chi lo guarda, avvizzendo come un fiore privato della sua fonte vitale, se il bicchiere apparisse come estraneo, in tutta la sua assurdità, allora la noia sarebbe il risultato finale, la proiezione di una mancanza di rapporti con le cose e, quindi, con la realtà nel suo complesso: “la noia, quindi, distruggeva dapprima il mio rapporto con le cose e poi le cose stesse, vanificandole e rendendole incomprensibili” (pag.
Tra i suoi lavori più noti: “La Provinciale”, “La Romana”, “La Ciociara”, “Il disprezzo”, “Il Conformista”, “La vita interiore”, “La disubbidienza”, “L’amore coniugale e altri racconti”, “Racconti romani”, “La Noia”, “L’Attenzione”, “Io e lui”, “L’automa”, “Una cosa è una cosa”, “Il paradiso”, “A quale tribù appartieni”, “Lettere dal Sahara”, “Il Dio Kurt”, “La vita è gioco”, “Passeggiate africane”, “Un’altra vita”, “Boh”, “1934”, “Storie della Preistoria”, “L’uomo che guarda”, “La cosa”, “L’angelo dell’informazione”, “L’inverno nucleare”, “Il viaggio a Roma”, “La villa del venerdì” e “Vita di Moravia” (scritto assieme ad Alain Elkann).
La noia ne è l’evoluzione naturale, con confini più vasti, perché non coinvolge solo la realtà, ma la storia stessa.
“La noia” è parte di uno schema di itinerario interiore iniziata al tempo de “Gli indifferenti”, per poi concludersi con “La vita interiore”.
Dino, il protagonista, per l’appunto rielabora la storia dell’umanità utilizzando la “noia” come chiave di lettura.
In Camus , morto nello stesso anno della pubblicazione de “La noia”, invece, si ravvisa una possibilità di salvezza attraverso la compenetrazione profonda tra l’individuo e la natura.
L a n k e l o t . c o m
In questo frammento, si concentra il succo della noia moraviana, sviluppata su piani paralleli nel romanzo, attraverso le riflessioni e l’analisi introspettiva delle reazioni di Dino e attraverso le allusioni di cui è impregnata l’architettura del romanzo.
Si è sempre sentito “annoiato” in tutta la sua esistenza, trovando il modo di rallentare i suoi studi per quel sentimento diffuso che riuscirà a spiegarsi solo con il tempo.
La noia di Moravia si erge isolata, crescendo a dismisura, proporzionalmente alla consapevolezza che esiste una dimensione diversa, perfettamente naturale a cui non riesce ad avvicinarsi, avendo utilizzato fino a quel momento i mezzi sbagliati.
Per Dino e, naturalmente, per Moravia, il concetto di “noia” è vicino al divertimento, poiché genera distrazione, dimenticanza anche se con la particolarità degli effetti: “la noia è propriamente una specie di insufficienza o inadeguatezza o scarsità della realtà: per adoperare una metafora, la realtà, quando mi annoio, mi ha sempre fatto l’effetto sconcertante che fa una coperta troppo corta, ad un dormiente, in una notte di inverno.
Anche in questo caso, con la noia non si vuole intendere il concetto contrapposto al divertimento.
valutazione: contenuti: la noia
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LA NOIA Racconto di Maria Elena Cristiano Fissava intensamente l’angolo sinistro del soffitto bianco.
Racconti - La noia
Jonathan,il suo coinquilino, era rincasato sbronzo come non mai e si era abbattuto sulla poltrona letto senza prendersi l’incomodo di togliersi neppure le scarpe bagnate, e Jack si era ritrovato solo ed annoiato a fissare una crepa del soffitto (l’immagine della banca e del sorriso stereotipato del suo compagno d’attesa, gli tornarono alla mente facendo riaffiorare anche un principio di nausea che ricacciò da dove era venuto con un piccolo sforzo di volontà, e di esofago), d’improvviso prese una matita dal fondo di un lercio e malandato cassetto ed iniziò a vergare sul retro di uno stropicciato spartito musicale i tratti somatici di un uomo, in tutto e per tutto simili ad i suoi.
ZeroDelta - Racconti : La noia
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Venezia '98 - L'ennui di Cèdric Kahn, uno dei primi film ad usare in modo intelligente i 120 minuti di film
"La noia" di Kahn un film consigliato solo agli irriducibili amanti del difficile cinema francese.
NELLA SEZIONE PROSPETTIVE STATO PROIETTATO IL FILM DEL GIOVANE REGISTA FRANCESE CÈDRIC KAHN.
La sua ossessione viene resa molto bene grazie anche alla struttura, al ritmo e al metraggio della pellicola (i 120 minuti ormai divenuti canonici nei film di questo festival hanno nel caso de "L'ennui" di Cèdric Kahn finalmente un senso); le immagini di sesso sono forti e fredde, i dialoghi tipici "francesi" sono lunghi ed estenuanti e i due attori protagonisti sono molto bravi.
L'ennui di Cèdric Kahn, uno dei primi film della mostra ad usare in modo intelligente i 120 minuti di pellicola.
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"La noia la noia" ci dice tautologicamente Cècile (che nella trasposizione italiana degli anni sessanta del celebre romanzo di Moravia era interpretata da una giovanissima Catherine Spaak) e il film fortunatamente uscirà presto sugli schermi italiani.
SS9 News - Venezia '98 - L'ennui di Cèdric Kahn