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Primo di tutto i tre gansgter, per quanto sgangherati e divertenti, non sono personaggi in grado di reggere da soli centocinque minuti di film.
Anno: 2002 Data uscita: 13/12/2002 Nazione: Italia Produzione: Paolo Guerra per MEDUSA FILM - A.
Naturalmente, i valori produttivi del film non sono paragonabili neppure a quelli di un film di gangster americano minore.
Rispetto ai film precedenti del trio comico, La leggenda di Al John e Jack presenta diverse novità.
C'è più cinema nella grana delle immagini di questo film che hanno come al solito diretto con Massimo Vennier, che nell'opera omnia dei fratelli Vanzina: Aldo, Giovanni e Giacomo non hanno mai fatto finta di essere dei cinefili e se chiedi loro quali sono le loro stelle polari del grande schermo, li metti in imbarazzo.
In terzo luogo, il film ricrea un angolo dell'America anni 50, con tutto l'arredo d'epoca (automobili, drive-in, alberghi e stazione ferroviaria newyorkese), fotografato in una tonalità di colore che evoca il vecchio cinema hollywoodiano.
Astraendoci però dalla specificità delle gag e dei singoli momenti, e focalizzando l'insieme, il film rispetto al precedente se sono felice" é deludente.
È noto che molti dei nostri grandi americanisti, da Pavese a Vittorini, conoscevano l'inglese scritto ma non quello parlato; e se mai fossero sbarcati negli Stati Uniti, cosa che non avvenne, avrebbe fatto loro comodo trovare la New York «doppiata» in italiano che fa da sfondo a La leggenda di Al, John e Jack.
(Abbiamo Già Dato), Aldo Giovanni e Giacomo escono dal cabaret e provano ad entrare nel cinema: tra omaggio e parodia dei film-gangster americani, «La leggenda di Al,John e Jack» abbandona le magnifiche gag, gli sketches e i «numeri» del trio per raccontare una storia definita e divertente ambientata a New York nel 1959.
Cosa fanno tre killer balordi in una stanza? Ecco, il vero problema del film è un po' questo, che, malgrado i mille sforzi dei nostri eroi non solo per farci ridere, e ci riescono quasi sempre, ma anche per costruire un film spettacolare che sia anche comico, quello che vediamo, in fondo, è proprio quello sketch ripetuto, pur con mille varianti, per quasi due ore.
Distribuzione: Medusa Regia: Aldo Giovanni Giacomo Massimo Venier Sceneggiatura: Aldo Giovanni Giacomo Massimo Venier Paolo Cananzi Walter Fontana Fotografia: Arnaldo Catinari Musiche: Andrea Guerra Scenografia: Eleonora Ponzoni Costumi: Claudia Tenaglia Montaggio: Claudio Cormio CAST Al Aldo Baglio John Giovanni Storti Jack Giacomo Poretti Boss Sam Genovese Aldo Maccione Antonio Catania , Giovanni Esposito , Frank Crudele , Ivano Marescotti La Trama: New York, 1959.
Dopo averci dato con il loro terzo film, Chiedimi se sono felice, una riuscita commedia romantica girata come un film giovanile italiano dove la soluzione teatrale finale chiariva il gioco delle parti (ricordate?), costruiscono questo La leggenda di Al, John e Jack sulla messa in scena del personaggio senza memoria e senza identità, Aldo, che deve affrontare di volta in volta sempre lo stesso film come Kim Novak rispetto a un ipotetico James Stewart ossessionato dal suo banale ricordo monodimensionale in Vertigo.
Riassumendo: ricordate i gangster italo-americani dell'inizio di uomini e una gamba"? Bene, rieccoli in un film interamente dedicato alle loro strambe avventure.
Chi è che aspetta il nuovo film di Aldo, Giovanni e Giacomo con più impazienza, il loro enorme e affezionato pubblico o l'industria (industria.
Sarà, quello di Al John Jack, al secolo Aldo, Giovanni e Giacomo, un nuovo miracolo italiano (cinematograficamente parlando, s'intende)? E’ una domanda retorica: un film che sta per uscire in settecento sale ha ben poche possibilità di deludere il botteghino.
Il film realizzato correttamente non è riuscito male, ma Aldo Giovanni e Giacomo non sono attori di violenza nè di presenza, e fanno rimpiangere un poco il loro tocco comico-surreale, i loro intollerabili siculo-milanesi, i loro inarrivabili giapponesi.
Potremmo anche dire che si sente troppo il fascino di sistemare i tre negli interni di C'era una volta in America di Sergio Leone (era davvero un film importante, ce lo dice anche Scorsese in Gangs of New York).
Certo, potremmo anche dire che il film ha qualche lunghezza e qualche ripetizione di troppo e che è un peccato con tre attori così in forma, soprattutto Giacomo che non smette per un attimo di farci ridere.
La leggenda di Al, John Jack non è il film più divertente del trio (un eccesso di concentrazione su loro tre in scena, la mancanza dell'accorto uso di figure di comprimari come quelli della Massironi nei film precedenti ed alcuni vuoti di ritmo tra un gag e l'altra, sono i limiti di questa escursione nella parodia hollywoodiana), ma questo non significa affatto che divertente non sia.
È dai tempi di Alberto Sordi italiano o tassinaro in America che vediamo questi più o meno inutili viaggi italiani a New York e dintorni.
In qualche modo anche La leggenda di Al, John e Jack, quarto film natalizio del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, prodotto da Paolo Guerra (20 miliardi, 500 sale), codiretto da Massimo Venier, non sfugge alla regola.
Grande schermo illuminato da Arnaldo Catinari (ottimo lavoro, non c'è che dire), un dolly alla Sergio Leone ci mostra le macchine ferme a un drive-in dove si proietta l'ultima celebre sequenza di La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock (attenti, non è un caso che i registi abbiano scelto questo film e questa scena).
I gangster del film sono una divertente caricatura ma i bassifondi, l'orizzonte di Manhattan e le enormi macchinone piene di doppipetti, denunciano un impegno nella finzione che è una forma di rispetto dello spettatore.
La fotografia di Arnaldo Catinari (un tecnico esperto e apprezzato che ha alternato per anni cinema indipendente e grosse produzioni) e le scene di Eleonora Ponzoni, ricreano piuttosto sorprendentemente la grafica dei generi hollywoodiani che è totalmente assente dall'approssimazione produttiva dei film di casa nostra.
Dunque, giudicare il loro film al di là delle attese, guardarlo con curiosità e senza implicazioni che gli sono estranee, è un atto di rispetto che ad ogni film, di qualsiasi tipo, dovrebbe essere riservato.
In trasferta negli USA per ambientare nei luoghi indigeni del gangsterfilm e del crime movie hollywoodiano la loro stilizzata farsa di cui hanno reso protagonisti i tre killer deficenti con i quali hanno esordito sullo schermo nel primo dei tre 'corti' di Tre uomini e una gamba, il trio innanzitutto porta a casa un risultato degno di nota.
L'ossessione, ingigantita dalla mancanza di Marina Massironi e di qualsiasi altra donna, ma anche dalla chiusura quasi totale dei tre non in macchina come nei primi due film, ma in una stanza, è quindi quella del funzionamento attoriale di Aldo, Giovanni e Giacomo tra di loro nel mettere in scena un film partendo da una situazione di sketch.
Tre killer balordi, Al, John e Jack, cioè Aldo, Giovanni e Giacomo cercano di far saltare l'auto del boss Sam Genovese, cioè un Aldo Maccione molto più grasso di come l'avevamo lasciato ai tempi non diciamo dei Brutos o dei film di Claude Lelouch, ma almeno di La poliziotta a New York (citazione?).
Ma è proprio quell'ossessione in più che rende il film non perfetto, ma forse più interessante dei precedenti, almeno con una voglia di fare cinema e non solo soldi facile a Natale.
Che tagliando le gag di un film troppo lungo non lo si rende automaticamente più leggero e più comprensibile, anzi.
Cinema Teatro Alba - LA LEGGENDA DI AL, JOHN E JACK
La loro coesione è la forza e, insieme, la debolezza del film, che non riesce a imprimere alla carriera cinematografica dei tre il salto di qualità auspicato.
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