TEXT CACHED
hideout - Cultura dell'immagine e della parola
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In questa rubrica cercheremo di ritrovare quel filo sottile che unisce due realtà cosìlontanecosìvicine come la parola e l'immagine.
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TEXT CACHED
Il termine, in uso nel mondo anglosassone, deriva da una poesia nella quale si magnificava la resistenza di un reggimento scozzese durante la guerra di Crimea del 1854: poiché le uniformi erano rosse ed erano schierati in linea, ecco spiegato l’etimo del termine che va a designare quella sparuta minoranza di uomini che si trova in prima linea.
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Tutti costoro sono protagonisti, ognuno è una voce della “sottile linea rossa”, giacché ognuno di essi dà voce e corpo a quelli che sono i pensieri e i desideri dell’animo umano.
SacroCuore.org - La Sottile Linea Rossa
La Sottile Linea Rossa 1998 di Terrence Malik con Jim Caviezel, Sean Penn, Nick Nolte, Elias Koteas, John Cusak, John Savage.
La “sottile linea rossa” è quindi quel gruppo di uomini che è realtà emergente di un’intera nazione ed è esposta alla brutalità della guerra e paga per tutti, prendendo su di sé della condizione umana.
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Il film e` una sfilza di interrogativi del genere, ed ha il merito di affrontare, piu` di altri film "La guerra fa schifo", il problema ad un livello di astrazione filosofica, andando ad osservare non tanto la violenza, la follia, l'autodistruzione che la guerra apporta alla mente umana, quanto le sottili modifiche psicologiche che man mano lo trasformano irreversibilmente, prima per sopportare gli orrori di cui si rendono colpevoli o spettatori o vittime, poi per sopportare tutti i rimorsi.
L'approccio e` piuttosto paragonabile a quello di "Apocalypse Now", per quel che riguarda il ruolo fondamentale della natura nel film.
Sono andato a recuperare l'altro pomeriggio l'"altro" film sulla Seconda Guerra mondiale del 1998, "La sottile linea rossa", che in comunque con quello di Spielberg ha solo l'epoca storica e la durata (3 ore).
D'altro canto, e` proprio questa sottolineatura del livello piu` astratto che rende il film altro rispetto a tutto il genere bellico.
Va da se` che il film risulti spesso di una pesantezza insostenibile, tanto che all'ennessimo intervento della voce off, sembra di stare in un film di Michelangelo Antonioni (no, per me NON e` un complimento.
In questo caso, essa funge da contrappunto, ma anche da arcaica origine per le scene di guerra che si susseguono nel film, nel senso che sin dall'inizio le onnipresenti voci fuori campo (un tratto caratteristico di Malick) si interrogano su cosa possa indurre gli esseri umani a farsi la guerra l'un l'altro, e che forse la risposta giace in qualche impulso inconscio della natura.
Ma alla fine resta un dubbio: davvero la natura e` indifferente a queste distruzioni? Nel film si vedono colline bombardate e foreste bruciate, persino in questo angolo di paradiso.
Ma la palma va a quel grande attore che e` Elias Koteas, di origine greca, gia` visto in tanti film di Egoyan e Cronenberg, e che qui ruba la scena nel ruolo del capitano Staros, troppo umano per questa sporca guerra.