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Nell'ottobre del 1991 una tempesta colpì la costa al largo di Gloucester, Massachusetts.
Il film fa rivivere l'avventura, realmente accaduta, del peschereccio Andrea Gail che incontrò la tempesta al rientro da una battuta di pesca al largo dei Banchi di Terranova.
The Perfect Storm - La Tempesta Perfetta
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Questa Perfetta" - cosi' venne nominata dalla stampa - creò una situazione assai difficile nell'Oceano Atlantico , dove le navi incontrarono condizioni meteorologiche estreme.
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Wolfgang Petersen fa assumere all'inizio del film una connotazione intima e confidenziale proponendo la descrizione dei personaggi principali: dal pescatore esperto in difficoltà al novello che non vede l'ora di sistemarsi facendo forti guadagni; in particolare vengono analizzati la solitudine, i problemi familiari e la mancanza di stabilità dei legami affettivi che derivano dalla vita di mare, aspetti non sempre compensati da un adeguato ritorno economico ma bilanciati dalle forti motivazioni e dalle soddisfazioni che rendono i pescatori orgogliosi del loro lavoro.
Recensione Film: La tempesta perfetta - Scheda Trama Giudizio
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Tratto dal best seller di Sebastian Junger e basato su un tragico e recente evento, il film è un omaggio ai fieri pescatori di Gloucester che hanno rischiato e rischiano costantemente la loro vita contro una forza sempre e comunque più grande di loro.
Cinemovie Info il nuovo cineportale italiano a cura del Marclaude staff: Recensioni films e pagelle, Movies, download, riviste, cinema, opinioni, trailers, celebrità, schede attori e attrici, previews e novità, assegnazione mensile dei Cineawards, i film più visti al cinema, frasi celebri, News dal mondo dello sport, motori di ricerca, links utili, Il Mondo di Hokuto no Ken
Dopo aver riempito le stive di spada si accinge ad intraprendere la via del ritorno, andando inconsapevolmente incontro alla tempesta più spaventosa che si sia mai vista.
Voto
: 7 1/2
Attori
George Clooney: 8 Grande talento e grandissimo fascino per un attore che riesce a rendere perfettamente l'idea dell'eroe vero guidato dal grande animo, modesto e di origini umili.
L'equipaggio della Gail si ritroverà a decidere tra una rotta sicura, che avrebbe comportato l'andata a male del bottino pescato con tanta fatica, e il rischio di attraversare la Perfetta".
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La tempesta perfetta Cosa si prova a trovarsi su un peschereccio lontano dalla costa nel bel mezzo della più selvaggia tempesta del secolo? Prova a farci rivivere l'evento George Clooney nel film perfect storm (la tempesta perfetta), basato su un fatto realmente accaduto.
Il film racconta di come nell'ottobre del 1991 lo scontro della furia di tre diversi fronti atmosferici contribuì a creare la tempesta perfetta (dal punto di vista metereologico).
The Perfect Storm
La tempesta perfetta
valutazione: contenuti: la tempesta perfetta
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Il minimo della tempesta si muoveva verso sudest, continuando ad approfondirsi sino a raggiungere il minimo di 972 hPa.
La tempesta acquistò caratteristiche subtropicali a seguito della formazione di bande di intensa convezione.
Nel New England la forza del vento raggiunse il livello di tempesta tropicale per più giorni consecutivamente, e le raffiche raggiunsero i 78 nodi.
Dato che la pressione al centro della tempesta continuava a diminuire anche durante la giornata del 29 Ottobre, Grace divenne un contribuente secondario ai fortissimi venti che spazzavano l'Atlantico nordoccidentale.
Durante le fasi iniziali della storia della tempesta, un'alta pressione era posizionata dal Golfo del Messico sino ai monti Appalachi e la Groenlandia.
Meteo Giornale il primo Quotidiano Meteo Italia: Tempeste - La tempesta perfetta: 31 Ottobre 1991
Nella sera del 29, il fronte freddo associato alla tempesta distrusse la circolazione a bassa quota dell'uragano Grace, e ne inghiottì l'umidità e le nubi a tutti i livelli.
valutazione: contenuti: la tempesta perfetta
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La tempesta perfetta si sta avvicinando in Italia, non siamo pessimisti o uccelli del malaugurio ma guardiamo e verifichiamo con molta attenzione i fenomeni economici che si stanno annuvolando da qualche tempo sulle nostre teste.
Tiscali Blog: ATTENZIONE, IL CAPPUCCINO ITALIANO E' AVVELENATO.
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KMX: Quando fate un film e pianificate i vostri effetti speciali, pensate mai a come renderanno questi ultimi su un impianto casalingo o la cosa non vi interessa?.
KMX: Esiste un genere particolare di Film che possa avvantaggiarsi maggiormente dall'utilizzo degli effetti speciali?.
Come se non bastasse poi sono film molto costosi da realizzare, serve quindi che un grosso studio finanzi il progetto.
Penso che alcuni film possano farne un uso che magari non riguarda la creazione di alieni o cose strane.
SF: Certo, rimane una possibilità, ma penso che differentemente dalla Pixar faremo cose piu' vicine al nostro modo di lavorare, piu' complesse e piu' simili a un film dal vivo come tipologia.
KINEMATRIX incontra Stefen Fangmeier
Quando un film che realizziamo viene trasmesso in televisione se ne vede solo la "parte centrale", quindi quando lavoriamo ad un film non pensiamo veramente a queste cose, piuttosto ci preoccupiamo di come il film apparira' sul grande schermo perche' resta la prospettiva migliore in cui lavorare.
STEFEN FANGMEIER: Nella mia carriera ho lavorato a molti progetti complessi come DINOSAURI o TORNADO, ma probabilmente il piu' difficile da realizzare e' stata LA TEMPESTA PERFETTA perché riguardava qualcosa che tutti quanti conoscono bene.
Tutto quello che ora so sui film l'ho imparato lavorando alla compagnia e sono molto soddisfatto del mio lavoro.
Avete mai pensato di fare un film completamente in CG come per esempio quelli della Pixar o della P.
Se invece parliamo di film completamente digitali ci sono molte possibilita' che mi piacerebbe esplorare data l'estrema potenza e versatilita' di questo tipo di media.
SF: Generalmente quando un regista viene da noi per realizzare un film, ha sempre delle idee che costituiscono qualcosa di nuovo che non avevamo mai provato prima.
SF: Noi facciamo i nostri film per il cinema, il che significa che il cinema rimane il nostro interlocutore principale.
Cosi' sono riuscito ad entrare, grazie alle mie conoscenze sulla CG, anche se non sapevo nulla di film.
valutazione: contenuti: la tempesta perfetta
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Complice la sempre bellissima Elisabeth Shue e le altre pupe del film che alleggeriscono con la loro avvenenza un film divertente e - a tratti - anche molto spaventoso.
Artificio retorico e con tanto di montaggio grezzo (della serie: il Dogma incontra Fred Astaire…) Dancer in the dark è un film come al solito sgradevole dove il mondo di crudeltà, peccato e sacrificio che costituisce l'universo ideale e immaginario di Von Trier sfronda in maniera micidiale ogni cosa che incontra.
Il tema mitico dell'Eldorado, riletto in chiave molto simile stavolta allo stile classico della Disney, porta così questo film su un terreno più convenzionale rispetto al suo predecessore anche se qualità di questa pellicola d'animazione è e resta assolutamente elevatissima.
The cell non è un film né facile, né immediato, eppure è una pellicola che in qualche maniera fa in modo che lo spettatore si innamori di lei e della sua storia di amore e morte, di sesso e speranza che - in qualche maniera - assomiglia molto alla vita, diventandone una specie di metafora lontana.
Seguendo i corsi del professor Tripp, a sua volta autore di un romanzo di esordio fenomenale, il giovane James Leer ha, infatti, sviluppato uno stile unico che porta all'inevitabile pubblicazione di The Love Parade, un romanzo che ha stupito sia il suo insegnante, sia l'editore bisessuale che dell'universitario apprezza molte doti.
Una farsa grottesca in cui l'irrisione gratuita della religione, l'insulto facile e l'oscenità movimentano i comunque noiosissimi novantatré minuti di durata di questo spiacevole film dove tutti - e questo è il vero miracolo della cosiddetta 'mano morta' - recitano malissimo.
E' anche una pellicola fiacca dove tutti recitano male e dove l'elemento autobiografico della narrazione fa perdere di vista al regista l'idea che il pubblico forse non sa nulla di quello che sta vedendo e che forse ci sarebbe ben di più da fare che mostrare una serie spaventosa di situazioni ripetute fino al raggiungimento della nausea da parte di tutti.
L'elemento della grande amicizia tra i due - decisamente dei veri e propri compagnoni - è il traino dell'intera pellicola d'animazione.
Un film leggero, ma anche a tratti commovente in cui le scelte di una donna coincidono non tanto con uno stato del cuore, ma con quello della propria anima.
Eppure il fascino della crisi del personaggio di Michael Douglas è tale che - alla fine - pur consci di tutte le incertezze stilistiche si finisce per amare alla follia questo piccolo film, fatto di personaggi eccentrici se non addirittura estremi.
Ed e' anche un elogio non retorico e tutt'altro che banale contro la moda del separatismo a tutti i costi dallo stato centrale che propone modelli di sviluppo unificanti un'intera nazione.
E' vero che gli uomini solo al centro dell'azione e dei pensieri di queste donne i cui nervi sono crollati da tempo, ma è anche vero che questi maschi egoisti e poco sensibili non fanno altro che rendere tutto troppo facile, facendo apparire paradossali se non addirittura patetiche le aspettative di virago sull'orlo dei quaranta, ancora in cerca di quell'amore e di quella fedeltà che al cinema e nei film non si trovano più.
Un film semplice, essenziale e a tratti frizzante che tenta di aggiornare all'anno Duemila i personaggi dell'indimenticabile classico con John Belushi.
Ora, e prendiamole come pulsioni di una mente inopinatamente crollata sotto lo stress derivato di diventare una sorta di cavia (la tematica animalista nel film è fortunatamente molto forte) tutto quello che lo studioso sembrerebbe volere è quello di andare a fare il mandrillo in giro.
E il risultato della pellicola è estremamente realista, come era negli intenti del suo autore Jonathan Mostow che - all'inizio - aveva pensato di coinvolgere nel progetto Michael Douglas e che adesso afferma soddisfatto: "Il mio sogno era sempre quello che chi è stato realmente in guerra all'interno di un sommergibile, trovasse del tutto realistico il film".
Erano i Bushwhackers, una fazione autonoma dell'esercito sudista che gioco' a sfiancare i nordisti durante la guerra di successione, attuando metodi da guerriglieri che molto ricordano le fortunate tecniche militari utilizzate dai Vietcong durante le battaglie nella giungla contro l'esercito americano durante la guerra del Vietnam.
Con circa 150 miliardi di lire di budget, il film prodotto dall'ottantenne Dino De Laurentiis (impegnato in questi giorni nelle riprese di Hannibal) vuole seguire il solco dei film bellici dell'ultima generazione, tracciato prima da Salvate il Soldato Ryan di Steven Spielberg e in seguito portato avanti da La sottile linea rossa diretto da Terence Malick con George Clooney, Sean Penn, Woody Harrelson, Ben Chaplin e John Travolta.
Kippur dunque sta lì come un coraggioso eppur fallito tentativo di prendere autocoscienza di una situazione tramite la critica offerta dall'occhio della macchina da presa.
Una pellicola sulle donne di oggi raccontate da tre grandi attrici come Laura Morante, Monica Scattini e da una Maddalena Crippa che ci fa rimpiangere una sua più intensa frequentazione del grande schermo.
Delle colonne d'acqua, delle onde e della tempesta in quanto tale è inutile parlare: non bastano le parole, le foto, le immagini al computer per spiegare quanto il film diretto da Wolfgang Petersen (U-boot 96, Air Force One) sia terrorizzante.
Il musical sulle note cacofoniche delle canzoni di Bjork - poi - lascia spazio al sospetto che questa atroce e non riuscita contaminazione tra il cosiddetto cinema d'autore e il retaggio delle suggestioni delle commedia musicale americana sia soltanto l'ennesimo drammatico passo falso di un cineasta europeo in trasferta negli Usa.
Film d'animazione Sceneggiatura Ted Elliott Terry Rossio Regia Eric Bergeron Don Paul Anno di produzione USA 2000 Distribuzione UIP Durata 90'.
Una marcia in più a questa pellicola viene data dalla storia che movimenta un po' i fidanzamenti lunghi o di una sola notte che - in genere - animano i film ambientati al College.
Pellicole come Platoon, Salvate il soldato Ryan, La sottile linea rossa, Apocalypse Now! ci hanno abituato a ben altra grammatica visiva per raccontare con tutti i sensi tesi, il dolore, la vergogna, la disperazione e perfino l'eroismo delle persone qualsiasi chiamate a combattere un conflitto giusto o sbagliato che sia.
Già, perché la profonda umanità della cantante attrice di origine portoricana fa sì che il film ad un certo punto diventi plausibile e il sentimento di compassione nei confronti del dolore del bambino diventato un efferato assassino per colpa delle violenze subite dal padre da bambino diventa soverchiante anche per lo spettatore più smaliziato.
Tobey Maguire - Jewel - Skee Ulrich Regia Ang Lee Anno di produzione USA 1999 Distribuzione FILMAURO Durata 120' .
Un film d'animazione che in qualche maniera oltre a simboleggiare l'intero senso di gran parte del cinema d'avventura degli ultimi anni è anche l'incarnazione più tangibile del successo riscontrato ancora adesso dal sogno americano.
Certo, il demenziale è praticamente lo stesso, con una vistosa virata verso il politicamente corretto (cinture di sicurezza allacciate, poco alcol, droghe leggere) ma la belle ragazze sono molto più svestite e una certa voglia di trasgredire comunque le regole, rende Road Trip un film poco più che gradevole, da vedere, godere e dimenticare.
La tempesta perfetta con tutta la sua retorica, i suoi momenti facili e forzosamente lacrimosi è un filmone impressionante in cui la millenaria lotta tra l'uomo e il mare viene raccontata in maniera epica e al tempo stesso con un occhio di riguardo per i contenuti sociali della storia.
Eppure, Kippur non solo è un film lento, noioso e animato dall'idea di lanciare un messaggio comunque poco chiaro.
L'ispirazione di questa storia è enorme, grazie alle vestigia di una cultura antica di cui a noi è rimasto qualcosa paragonabile soltanto alla punta di un iceberg.
Eppure - e questo è il messaggio del film - l'importante non è tanto sapere quale strada si vuole seguire, ma con chi si vuole percorrerla e così si finisce per essere salvati anche da chi non sa nemmeno di averci provato.
Rachel Griffiths - David Roberts - Sandy Winton Sceneggiatura e Regia Pip Karmel Anno di produzione Australia 1999 Distribuzione FILMAURO Durata 92'.
Qui non c'entra il Caso, perché l'azione principale è determinata dalle scelte e dai rimpianti della protagonista.
Lì la glorificazione delle immagini mescolata ad un'interessantissima struttura di natura vagamente psicoanalitica ci porta a vivere sulla nostra pelle la grana di cui sono fatti i nostri incubi e i nostri sogni.
L'eterno e reiterato svolazzare degli elicotteri di qua o di là non fa di questo film mediocre anche sotto il profilo meramente cinematografico un prodotto convincente.
Manca l'elemento di difesa della propria terra presente perfino in film come Il patriota e Il gladiatore.
Dopo la visione di questo film anche un bicchiere d'acqua minerale potrà assumere un aspetto sinistro.
L'attacco a sorpresa dei siriani nel 1973 durante la festività ebraica del Kippur è raccontato senza annotazioni storiche di rilievo, impedendo che questo film trovi così l'escamotage di potere raccontare di essere un'opera dall'impronta documentaristica.
Eppure, dopo questo piccolo compromesso ed essere disponibili a perdonare un po' di fretta eccessiva nell'approfondimento dei personaggi, The cell risulta un film davvero interessante in cui perdersi, lasciandosi guidare da una Jennifer Lopez che tra il kitsch e il gusto per immagini forti, ci porta alla volta della conoscenza dei meccanismi agghiaccianti che si muovono all'interno di una mente perversa.
Fino a qui tutto bene, il problema che se dal punto di vista tecnico l'azione risulta piatta, il contorno dei personaggi è poco credibile con attori che recitano male guidati da una Naike Rivelli finita decisamente per caso e senza nessuna vocazione a fare l'attrice solo perché ricorda un po' (senza eguagliarne la bellezza) mammà Ornella Muti.
Woody Allen - David Schwimmer - Maria Grazia Cucinotta - Kiefer Sutherland - Sharon Stone - Elliot Gould Sceneggiatura Bill Wilson Regia Alfonso Arau Anno di produzione USA 2000 Distribuzione FILMAURO Durata 93'.
Animato da un umorismo involontario, appesantito da rari dialoghi di una banalità estrema, male interpretati e ancor peggio motivati, questo film di Gitai che vorrebbe costituire una prospettiva sui suoi ricordi di soldato volontario non ha nulla di attraente.
Giovani conservatori che il regista Ang Lee (proprio quello de Il banchetto di nozze e La tempesta di ghiaccio) ha scelto tra i volti più amati del nuovo cinema americano: da Tobey Maguire a Skeet Ulrich, dalla cantante Jewel al sempre affascinante Jonathan Rhys Meyers i protagonisti di Cavalcando con il diavolo sono ragazzi dai capelli lunghi che nutrono un profondo disprezzo per gli avversari: rei di volere 'liberare i negri' e di avere la pretesa che tutti sono uguali senza classi sociali e senza credo diversi.
Un film necessariamente erede della cinematografia legata alle imprese dei sommergibili che ricorda necessariamente idee e situazioni di altri famosi film ambientati sui sommergibili: innanzitutto U-Boot 56 di Wolfgang Petersen, il classico hollywoodiano Duello sul fondo con Glenn Ford e soprattutto i più recenti Caccia a Ottobre Rosso di John McTiernan con Alec Baldwin e Sean Connery e il drammatico Allarme rosso che vedeva un duro confronto tra Gene Hackman e Denzel Washington all'interno di un sottomarino americano con la possibilità di scatenare la Terza Guerra Mondiale.
La storia del ragazzo che sbaglia cassetta da inviare alla fidanzata di una vita distante quasi tremila chilometri è abbastanza originale, soprattutto quando il pubblico cade nei vari tranelli tesi dalla regia che propone i suoi incubi come l'azione reale della storia.
Cosi' tra assicuratori russi e amici di origine francese la societa' multietnica segue lo stile comico e ammiccante dei film alla De Funes o alla Fernandel coinvolgendo un numero impressionante di persone comuni in una piccola truffa alla buona.
L'uomo senza ombra è un film supportato da degli effetti speciali straordinari mescolati ad una sensualità persistente che Verhoven governa nei limiti dei divieti.
Il film racconta la storia degli sforzi della Marina Militare americana per recuperare nel 1942 da un sottomarino tedesco in avaria (l'U-Boot 571 del titolo) un complicato macchinario in grado di decifrare il codice segreto Enigma tramite il quale Berlino dirigeva gli attacchi della sua flotta sottomarina ai convogli alleati.
Così abbiamo varie possibilità nello scoprire come la fidanzatina ideale riceverà il pacco che contiene il filmato del tradimento del suo boyfriend con la nuova fiamma conosciuta nella sua stessa facoltà.
Nautilus Web Magazine - Cinema 10/2000
Un film basato su un canovaccio di storie vere, realmente accadute durante la guerra, realistico anche se un po' slegato nella sua narrazione, che proprio come nelle pellicole degli anni Cinquanta mette in risalto lo spirito dei combattenti piuttosto che gli effetti speciali.
Un film piacevole e girato con un gusto tipicamente francese che gioca con le parole e le situazioni per una storia apparentemente nuova dove i tipi classici della commedia d'oltralpe si incontrano e si mischiano con i loro omologhi moderni.
Ho solo fatto a pezzi mia moglie è una catastrofe volgare ed uno dei peggiori film della storia del cinema.
Storia di un'emigrata con una malformazione genetica ereditaria che la sta facendo diventare cieca, Dancer in the dark descrive la vita di Selma, operaia con la passione del canto e della danza, che si sfinisce nel lavoro pur di mettere da parte i soldi che consentiranno al figlio adolescente di sostenere l'operazione in grado di salvargli la vista.
Un film diretto ed accattivante nel suo messaggio di richiesta d'aiuto vero sul mondo esterno, mentre racconta quell'epopea degli umili.
Tutto questo manca: restano solo dialoghi senza senso che tracciano quasi dei semplici siparietti tra le immagini di una storia autobiografica sì, ma anche assolutamente irrilevante nel suo proporre il carattere universale di un'interpretazione del tutto personale.
Un dubbio che deve essersi insinuato lentamente nella mente del regista che - alla fine del film - fa recitare ad Allen un monologo dove si intende che chi non ha apprezzato il film può solo andare a farsi benedire.
Le suggestioni dei film legati alla seconda guerra mondiale rivivono in U-571 nuovo film diretto da Jonathan Mostow autore di Breakdown con Kurt Russell, interamente realizzato nei suoi interni nel mitico teatro 5 di Cinecittà utilizzato da Federico Fellini per alcuni delle sue opere film più famose.
La tempesta perfetta è una pellicola emozionante e dolorosa in cui il trionfo luttuoso della natura sugli esseri umani oltre ad essere un monito è anche il simbolo di un mondo sbagliato, in cui uomini disperati affrontano la morte pur di guadagnarsi esca dopo esca, preda dopo preda, metro d'acqua dopo metro d'acqua una vita degna di questo nome.
Una pellicola curata nei minimi dettagli con un commento sonoro composto da Hans Zimmer (Il gladiatore, The Rock) per una storia in cui l'azione è determinante.
Un film emozionante dove tutto è animato da una consapevolezza ultima: il valore della libertà è qualcosa di insuperabile.
Diventa così evidente che il caso Gitai, un regista contro tutti, perfino anche contro se stesso e il pubblico da quello che vediamo, forse altro non è che un colossale bluff commerciale dove - in un contesto di un rinnovato interesse verso il mondo ebraico e complice una critica cinematografica estremamente facilona - un autore decisamente poco portato alla narrazione cinematografica ha deciso di cavalcare l'onda lunga di un successo, dovuto agli sforzi seri e di ben altro spessore di qualcun altro.
Film nel film con un'attrice che vuole tentare la carriera di sceneggiatrice e coglie lo spunto dalle inquietudini e dagli eccessi verbali ed esistenziali delle sue migliori amiche per imboccare una strada nuova.
Questo film con un cast davvero notevole è una sequela inutile e tutt'altro che ridicola di parolacce e situazione grevi al punto da fare sembrare un film di Alvaro Vitali una raffinata commedia sociale.
"La cosa più importante per me nel fare un film d'animazione"- dice Katzenberg- "è quella di portare la persone in un luogo e un tempo dove non sono mai stati prima.
Cavalcando con il diavolo diventa dunque un'evidente metafora di un mondo chiuso, dove giovani dal cuore diabolico sono destinati a diventare una generazione di sconfitti.
Film non sarebbe un brutto film se non si percepisse lungo l'intero corso della pellicola, una certa stentatezza nello sfruttare gli spunti divertenti che lungi dall'essere quelli della slapstick comedy si sfaldano drammaticamente in una verbosità eccessiva, risollevata ogni tanto, dalla simpatia epidermica di Gigio Alberti, unico alfiere dell'elemento maschile se non ignorato, di certo perduto.
Per la realizzazione del lungometraggio la produzione si è avvalsa di una macchina costosissima per gli effetti speciali: il ginball ovvero un'enorme culla mobile sulla quale è stato appoggiato il modello lungo sessantasette metri del sommergibile capace di imprimere alla scena le variazioni del piano mobile.
Certo, la mancanza di un emulo di John Belushi potrebbe essere un motivo valido, ma più probabilmente il tutto è dovuto all'incapacità delle nuove generazioni di realizzare un film che sia in qualche maniera libero di non doversi confrontare con la sua scomoda e prestigiosa eredità.