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TEXT CACHED
Purtroppo le scenografie, sia digitali che non, anche se fotografate con classe
in toni bluastri non bastano a fare di un film un grande film.
Questa corsa contro il tempo ci viene spiegata con una grande dovizia di dettagli sui meccanismi della Precrimine, anche troppi tanto che il film passa da un tono mistico-filosofico ad una questione più che morale, prettamente legale (sebbene non manchi una più generale riflessione sullo sguardo e la difficoltà di vedere).
Il film in sostanza si addomestica al botteghino e l’aspetto più propriamente fantascientifico va via via scomparendo riducendosi a pura cosmetica d’ambiente.
Il film non manca di riferimenti: ad esempio la pubblicità della Pre-Crimine cita le pubblicità del ben più geniale Robocop, e la manipolazione delle immagini di John Anderton pare un omaggio alla famosa ricerca con lo zoom nelle foto di Blade Runner.
Minority
Report non solo è lontano anni luce dal fascino di Blade Runner (il film da
Dick per eccellenza, pur se a sua volta nient’affatto fedele al romanzo), ma
non ha nemmeno la capacità di osare che in A.
Il film ha delle splendide sequenze di apertura: John Anderton (Tom Cruise) che come un direttore d’orchestra muove le confuse immagini che i tre pre-cog(nitivi) gli forniscono per scoprire in tempo, dove e quando avverrà un omicidio; la sequenza d’azione in cui si identifica la casa e si interviene per fermare l’assassinio; la visita alla vasca dei pre-cog e la successiva visita alla prigione.
Poi, però, Minority Report si trasforma in una caccia a Tom Cruise, che a sua volta ha 36 ore prima di commettere (oppure no) l’omicidio di cui è accusato.
Dopo una strabiliante prima mezz’ora il film incappa in un lungo, brutto e assolutamente inverosimile inseguimento.
Il personaggio di Anderton è una sorta di super-uomo in trappola (assai diverso dal protagonista del racconto di Dick, grassoccio e calvo), quindi un personaggio costruito su misura per Tom Cruise, che cerca sempre più di essere una star dei film d’azione sì, ma con una patina di classe data dal nome del regista (Woo e Spielberg, ma anche Vanilla Sky remake di un film di Amenàbar).
Alla fine domina la sensazione di aver assistito ad una via di mezzo tra un film pienamente di Spielberg e un blockbuster con Tom Cruise.
Minority Report di Steven Spielberg
Alcune ottime sequenze si trovano anche in questa parte di film, specialmente nella fuga insieme alla pre-cog, ma troppo viene perso.
Sostanzialmente, un po’ come il film, gli ambienti sono depurati da ogni impurità disturbante e persino Tom Cruise che se ne va in giro con i suoi (vecchi) occhi in un sacchetto non fa affatto impressione.
fingesse di essere un film (proseguendo idealmente addirittura 2001: Odissea nello spazio) sulle intelligenze artificiali.
Anche la più evidente anomalia della pellicola rispetto al mainstream hollywoodiano, ossia Tom Cruise tossico, non solo ha una giustificazione (il figlio morto) completamente assente nel racconto, ma si dilegua come neve al sole dopo la sequenza in casa all’inizio del film.
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