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Claudio Caprara: QUARTO POTERE
(François Truffaut, 1967, in I film della mia vita, Marsilio 1978) L’uscita di Citizen Kane all’inizio del luglio 1946 fu un avvenimento straordinario per gli appassionati di cinema della nostra generazione.
Nel sito del canale televisivo del Sundance Film Festival (il più famoso festival di cinema indipendente) troviamo un testo che racconta e riassume gli umori all'epoca dell'uscita del film.
Ciò che c’è di comune in tutti i film di Orson Welles è il liberalismo, l’affermazione che il conservatoriamo è un errore; i giganti fragili che sono al centro delle sue favole crudeli scoprono che niente si può conservare, né giovinezza, né potenza, né amore; Charlie Foster Kane, George Minafer Amberson, Michael O’Hara, Gregory Arkadin arrivano a capire che è di lacerazioni che è fatta la vita.
Questo è certamente il film che attraverso il mondo ha suscitato il numero più grande di vocazioni cinematografiche.
Fra i brevi estratti audio da film di Welles che una pagina web ci offre, troviamo i 2 secondi nei quali Kane pronuncia "Rosebud", un suono rauco e sussurrato, di grande suggestione.
Dal film, infatti, emergeva un ritratto negativo del magnate dell'editoria William Randolph Hearst, personaggio centrale del racconto, interpretato da Welles.
Come Orson Welles, ragazzo prodigio non ancora ventiseienne e con una sfilza di capolavori teatrali e radiofonici alle spalle, prese d’assalto Hollywood mettendo alla berlina Randolph Hearst, il più ricco e potente magnate della stampa dell’epoca, nel suo primo (e secondo molti il più geniale) film, l’ormai mitico Citizen Kane, a dispetto del parere contrario dei suoi stessi collaboratori che non potevano immaginare di essere alla vigilia di un capostipite cinematografico.
Per contro, l’eccessiva concisione con cui è condotta l’operazione finisce per danneggiare il film - che dura solo un’ora e ventisette minuti -, così che rimangono in ombra figure come quella di Joseph Cotten (che originariamente avrebbe dovuto avere la parte di Kane) o Everett Sloane, scivolano via temi come la diatriba tra Welles e Mankiewicz (aperta ancora oggi) riguardo la paternità della sceneggiatura o il fatto che Hearst fu solo in parte modello per Kane, e si dà forse troppo spazio alla figura di Louella Parsons (Welles ne parla appena).
È questo miracolo, unico, che si compie davanti a noi cinquanta volte di seguito e dà al film una stilizzazione, una idealizzazione visiva mai più tentata dopo i film di Murnau Der Letze Mann (1924) , Sunrise (1927).
Cliccando in fondo alla pagina (su "A viewer's Companion to Citizen Kane"), si arriva l'articolo in cui Ebert affronta il mistero celato nella famosa "Rosebud", con un'interpretazione diversa, più densa, rispetto a quella che si può ricavare, in prima battuta, dalla visione dal film.
I personaggi del film non ne conoscono il significato, ma lo spettatore sì, perché all'inizio, quando rapidamente si narra del piccolo Kane, si viene a sapere che Rosebud era il nome scritto sulla sua slitta, un oggetto a lui molto caro.
La leggenda racconta che il regista si sia appartato in un bar con lo sceneggiatore Herman Mankiewicz per discutere il nuovo film che stava progettando.
La vera libertà di stampa, qui da noi, comincia negli ultimi dieci, quindici anni, ma si tratta di una stampa molto vicina ai gruppi di interesse politico-economici, mentre negli Stati Uniti essa è un potere economico a sé.
htm
Cosa significava Rosabella?
Quarto potere (Citizen Kane è il titolo originale) rappresenta il primo capolavoro cinematografico di Orson Welles, personaggio che gli americani, alla fine degli anni 30, avevano già avuto modo di conoscere per quella famosa trasmissione radiofonica "La guerra dei mondi", nella quale, con grande spavento collettivo, Welles simulò uno sbarco di marziani sulla Terra.
Nessuna volgarità, nessuna meschineria in questo film pur tuttavia satirico, impregnato di una morale inventata e tutta da inventare, antiborghese, una morale di comportamento, di cose da fare e di cose da non fare.
Infatti Rogert Ebert, un altro giornalista americano, redattore del Suntimes di Chicago, oltre ai suoi appunti critici sul film ha raccolto un'analisi dettagliata del film Quarto Potere.
Ne deriva un aperta e feroce critica alla società contemporanea, alla cultura del danaro e allo strapotere dei media.
(François Truffaut, 1967, in I film della mia vita, Marsilio 1978)
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Vecchio ma sufficientemente didascalico e chiaro
Gianni Riotta
U.
com/festival/films/highlights/battleov
In un articolo firmato da Jim Emerson, critico americano che ha creato un sito per cinefili, si possono ritrovare alcune curiosità e notizie sulla parte finale di Citizen Kane.
Orson Welles, secondo alcune indiscrezioni dell'epoca, non avrebbe mai rivisto il suo film per timore di pentirsi di alcune scelte o di voler aggiungere dell'altro materiale.
Il tentativo di ricatturare l’atmosfera frizzante e a chiaroscuri di quel decennio riesce perfettamente, grazie anche all’apporto del direttore della fotografia Mike Southon che in alcuni punti rifà letteralmente alcune sequenze del film originario (con l’aggiunta del colore).
Jorge Luis Borges parla del suo film preferito, Citizen Kane
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Si narra la vicenda di Charles Foster Kane, magnate dell'editoria.
Un film di recente uscita, ora, ne ricostruisce i retroscena: si tratta di RKO-La vera storia di Quarto potere del regista Benjamin Ross, opera nella quale si racconta come Citizen Kane subì numerosi tentativi di boicottaggio durante il
periodo di distribuzione.
La sceneggiatura e la prima del film
"Scene memorabili da un film memorabile!" con alcune pagine, in lingua originale, della sceneggiatura di Quarto Potere firmata da Herman J.
e quarto potere
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Charles Foster Kane, famoso magnate della stampa e dell'industria, muore nella solitudine di Xanadu, la sua immensa e fiabesca tenuta.
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Tutto si svolge come se Orson Welles, nel suo smisurato orgoglio, avesse rifiutato le regole del cinema, i suoi limiti ottici e come se, a colpi di trucchi, avesse portato il suo film a somigliare figurativamente ai comics americani nei quali la fantasia del disegnatore permette di collocare un personaggio in primo piano poi, dietro di lui, il suo interlocutore in piedi e, in fondo al disegno, dieci persone le cui cravatte sono disegnate con la stessa evidenza della verruca sul naso del personaggio in primo piano.
Il film di Ross ripercorre fedelmente le tappe che hanno portato alla realizzazione di Quarto potere - a volte non disdegnando di diventarne un calco ironico, come nel caso del cinegiornale iniziale che riassume la figura di Welles come succedeva per Kane in apertura a Quarto potere -, contaminando le varie fonti e tenendo perfino conto dei molti aneddoti raccontati dallo stesso Welles, com’è facile verificare consultando il libro scritto con Peter Bogdanovich Io, Orson Welles (lo studio matto e disperatissimo di Ombre rosse di Ford come unico manuale di cinema, l’incontro con Hearst in ascensore quando i rapporti tra i due erano ormai irrimediabilmente compromessi).
Welles, che aveva già stupito gli americani coi suoi geniali interventi radiofonici (famoso quello dell'invasione della terra da parte dei marziani, tanto realistico da sconvolgere il paese), li stupì con un film che rappresentava l'esatto opposto del sogno americano raccontando la vicenda di un eroe che finisce male.
Al venticinquenne Welles, star del teatro e della radio, si presentò l'occasione di realizzare in toto il proprio film, servendosi come spunto della vita di William Randolph Hearst, tra i titani dell'editoria americana degli anni '30.
Questo film lo abbiamo amato totalmente perché era un film totale: psicologico, sociale, poetico, drammatico, comico, barocco.
Nel 1977 Jorge Luis Borges concesse un'intervista alla RAI per una trasmissione dedicata a Orson Welles, ma all'ultimo momento il poeta preferì non farsi filmare.
USA, 1941 --------------------------------------------------------------------------------
RKO - LA VERA STORIA DI QUARTO POTERE di Benjamin Ross Tutta la verità, nient’altro che la verità, soltanto la verità sugli avvenimenti e le persone che portarono alla realizzazione di quello che è considerato il capostipite della cinematografia moderna e uno dei migliori film americani di tutti i tempi (saprete cosa si nascondeva - veramente? - dietro “Rosebud”).
La libera stampa, la centralità dell'opinione pubblica, soprattutto l'indipendenza della stampa da ogni forma di potere politico, stanno al cuore dell'idea di partecipazione democratica americana fin dagli albori.
Nel film (che è un lungo racconto in flash back) c'è un giornalista, Thomson, che cerca di capire il significato di Rosebud.
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