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Però il film, se non si scava troppo e lo si osserva
nel suo insieme, piace perché non puro intrattenimento:
smuove nello spettatore delle emozioni, fa riflettere sul potere, costringere
a gettare uno sguardo al passato e questo suscita sempre curiosità
e un pizzico di nostalgia.
visto il successo
del film, i produttori “associati” già pensano a mettere in cantiere
un “sequel”.
Si chiama Charlie (Jim Carrey)
il protagonista di questo film e fa il poliziotto a Rhode Island, un tipo
preciso, insicuro e fin troppo buono.
Protagonista
del film, che dura 150 minuti, il valoroso ed onesto generale
Maximus che, caduto in disgrazia, diventa l’invincibile gladiatore, interpretato
da Russel Crowe che recita bene e convince proprio per il suo aspetto semplice
e umile, per l’eroismo che gli viene da dentro e non dalla misura dei pettorali.
C’è la sensazione di una enorme
matassa da sbrigliare, poi i fili vengono fuori, si uniscono perfettamente,
s’intrecciano dando luogo a un film forte, interessante, originale.
Il
film nel 1994 stato premiato a Venezia con il Leone d’oro e nel
1995 a Roma con il David speciale ma, nonostante i riconoscimenti, in Italia
se ne parlato poco ed come scivolato via, non dico inosservato
ma senza l’attenzione che avrebbe meritato.
Piano piano i contorni dei personaggi e delle nove storie
si definiscono meglio e lo spettatore si cala nel film, comincia ad apprezzarne
la complessità e il respiro che lo anima: un po’ barocco, un po’
spregiudicato.
recensioni film stranieri
”: c’è, sotto la trama
principale del film, una sottile analisi del rapporto tra realtà
e finzione, della bugia detta per sopravvivere e della menzogna praticata
per falsificare il mondo o ciò che realmente si sente dentro di
sé.
"Tutto su mia madre”
è il tredicesimo lavoro del grande regista spagnolo Pedro Almodòvar
(classe 1951), da tempo già famoso per i suoi film eversivi che
trattano con anticonformismo tematiche sessuali e pervasi da un ruvido
sarcasmo sociale.
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Le sue potenzialità espressive sono enormi,
sì, ma forse proprio per questo come attore incombente
e il suo istrionismo tende a soffocare gli altri protagonisti, un po’ come
accade nei film con Eddie Murphy.
A volte (so che
parrà strano) i due convivono dentro lo stesso corpo nello stesso
momento (in ciò differenziandosi dal classico sdoppiamento di personalità
alla Jekyll-Hyde) dando luogo alle scene più stravaganti, pazzesche
ed esilaranti del film.
Nel film si svolge
la breve parabola di un fotografo macedone, Alexander, che al culmine della
propria carriera professionale decide di tornare a casa per sempre, e questo
dopo essere stato sconvolto dalla guerra bosniaca.
Sì, Spartacus
e Ben Hur erano altra cosa, perché erano altri tempi, eppure Ridley
Scott sa fondere i moderni effetti speciali con i vecchi effetti umani
donandoci un film godibile, che non sorprende, ma certo non annoia.
Opera prima di Laurent
Cantet "Risorse umane" (Francia, 1999) un film interessante.
Il titolo
del film prende il nome dalla strada dove si svolgono le nove storie (North
Hollywood, dalle parti di Magnolia Boulevard e Magnolia Park, una delle
zone residenziali più ricche d’america).
Nel film si narra
la storia di una madre, Manuela, che perde tragicamente il figlio e resta
sola.
Nel film di Cantet si discute della riduzione d’orario a 35 ore, ma il
tema principale il cambiamento sociale, lo scontro fra due generazioni,
la crisi (la fine?) dell’ideologia operaia, delle battaglie sindacali e
il difficile rapporto figli-genitori.
recensioni cinematografiche
Poi c’è la scintilla che fa di un buon film un ottimo film: Greg,
il ragazzo timido buono che farebbe di tutto (per amore) pur di accattivarsi
la simpatia della famiglia Byrnes ha un talento particolare a combinare
casini, come se fosse una specie di vendetta inconscia.
D’altronde i futuri consuoceri di Pam e Greg dovranno pur
conoscersi!
Ti presento i miei
(2001)
Regia di Jay Roach.
Molte
le citazione ai classici del passato, con film nel film e scene teatrali
(“Un tram chiamato desiderio”) ripetute con ossessione dove gli attori
cambiano di continuo, ma le battute restano sempre le stesse.
Gli altri, di cui alcuni
molto bravi (il padre, per esempio, ma anche Arnoux la sindacalista CGT
rompiscatole ma lungimirante), il regista se li scelti per strada,
più esattamente tra i disoccupati dell’ufficio di collocamento della
zona dove stava girando il film.
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