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IL SECONDO TRAGICO FANTOZZI










TEXT CACHED
La "piacente" impiegata cede infatti alle lusinghe di Calboni concedendogli le sue "grazie" mentre Fantozzi puo' ascoltare amaramente le loro effusioni dalla stanza accanto, in cui e' stato "ricoverato" dopo la sua fallimentare performance sciistica.
Tutti dormono durante la proiezione de "La corazzata Kotemkin" di Einstein (nomi storpiati per rispetto verso il maestro sovietico?), ma e' Fantozzi, qui inoltre anche nelle vesti di capro espiatorio, che si fa beccare in flagranza di reato dal Riccardelli.
"Ti sei imboscato, eh?", dice inoltre Calboni a Fantozzi, riferendosi alla collocazione all'interno dell'"Ufficio Sinistri" del secondo nel sottoscala, visivamente emblema del suo status, ossia di chi non puo' mai alzare la testa essendo altrimenti costretto a riabbassarla immediatamente, e non solo per ragioni architettoniche.
Che vinca o che perda occasionalmente il confronto Fantozzi e' quindi sempre destinato alla sconfitta, incapace di esorcizzare la presenza del suo rivale anche solo per un attimo.
Un sintomo della volgarizzazione verso la quale Fantozzi sarebbe andato incontro, serializzandosi per spremere fino all'ultima goccia il limone degli incassi, divenendo una sorta di atipico filone di se' stesso, operazione iniziata con l'avvicendamento alla mdp di Luciano Salce con Neri Parenti, che diverra' il regista abituale dei tanti successivi film col ragioniere protagonista.
E' nel solito rituale del primo faccia a faccia tra direttore e impiegati che Fantozzi e Calboni si trovano ancora a condividere lo schermo, nell'ennesima prova di arruffianamento del superiore (anche se forse di quest'arte, ma solo di questa, e' Filini il vero campione), imprescindibile contesto strutturale all'interno del quale ridefinire la propria posizione all'interno del microcosmo d'appartenenza.
I ruoli sono ben chiari fin dalla prima scena del primo film in cui i due appaiono contemporaneamente: appena Fantozzi appare alla vista di Calboni, quest'ultimo gli contorce le guance con un pizzicotto segno di dominio e supremazia, appellandolo con un "Puccetti'", forma ironicamente vezzeggiativa di quel "Puccettone" col quale il geometra sempre si rivolgera' al ragioniere, primo esempio inoltre di quella serie di neologismi dei quali tutta la saga e' disseminata.
E cosi' anche stavolta il cerchio si chiude: tra gli sfigati avventori de "L'Ippopotamo" e' stato soltanto Calboni a godere della serata, facendolo per di piu' a scapito dei due perdenti Fantozzi e Filini (il quale verra' lasciato in balia dei nove non pagati tassisti).
Anche nella successiva sequenza in cui condividono lo schermo Fantozzi e Calboni si ritrovano ad essere alleati per convenienza (ma il conflitto resta pur sempre latente) in vista di un obiettivo comune.
Ed anche in questo caso non c'e' dubbio alcuno su chi risultera' vincente al termine della contesa: se a Fantozzi, dopo averlo sedotto col suo ormai celebre sussultare di labbra, la Sig.
Se al perdente e' concesso di servire l'oggetto del desiderio, e' al vincente che e' riservato di goderne; ed entrambi si relazionano ad esso agendo "volontariamente" secondo le aspettative di ruolo da essi incarnate.
E chi sono i due poli di questo micro-sistema se non il ragionier Ugo Fantozzi e il geometra Luciano Calboni?.
NoBrain - Vincitori e vinti nel microcosmo degli sconfitti: il dualismo Fantozzi-Calboni
na Silvani, "Miss Quarto Piano" piu' per la mancanza di rivali che per la sua reale avvenenza, oggetto del desiderio di entrambi, eterno ed inconfessato amore di un Fantozzi tragicamente insoddisfatto della sua vita coniugale a fianco della remissiva moglie Pina, donna "dai capelli color grigio topo" e cinicamente definita "curioso animale domestico".
Oltre che tra i loro pari, Fantozzi e Calboni si trovano a definire la propria identita' anche al cospetto dei propri superiori.
Anche nella sfida che avrebbero dovuto vincere piu' facilmente, quella per il rispetto della virtu' della donna amata, il primo subisce una sconfitta, in quanto vorrebbe fare l'amore gia' la prima notte mentre il secondo nella stessa occasione dormi' nell'altra stanza.
Incapaci di costruirsi una personalita' ed una socialita' al di fuori dell'azienda che li ha ormai totalmente plasmati (siamo poi cosi' tanto lontani dal dopolavoro fascista?), gli impiegati si ritrovano ad aspettare insieme anche la fatidica mezzanotte, con Fantozzi che subito trova Calboni a fianco della Silvani, venendo subito accolto dal proverbiale "Puccettone" del geometra.
E' il primo ad orchestrare il tutto, sicuro di se' e della sua abilita' di corteggiatore che gia' tante volte lo ha portato a raggiungere i suoi obiettivi, mentre al secondo non rimane nient'altro da fare che seguirne la scia per non venire altrimenti schiacciato dal suo savoir-faire.
Fantozzi e' inoltre costretto ad indossare gli "zoccoli del pescatore caprese" solo perche' donavano tanto a Calboni.
E' la partita di calcio, rito collettivo e fulcro principale del loisir dell'uomo-massa, gia' strutturalmente imperniata su una logica competitiva, a porre di nuovo il perdente Fantozzi contro il winner Calboni.
A capeggiare la rivolta contro il Riccardelli e' proprio Fantozzi, che prima di salire sul palco lancia un'occhiata alla moglie quasi fosse un Ettore all'ombra delle Porte Scee, e da li' proferisce il suo grido di ribellione: "Secondo me la Corazzata Kotemkin e' una cagata pazzesca!".
Gia', perche' solo l'attore napoletano riesce ad essere cosi' dannatamente viveur, cosi' dannatamente anni '70 (e' infatti con l'arrivo degli '80 che Fantozzi perde la sua ragion d'essere), cosi' dannatamente impenitente, insomma.
"L'inferno sono gli altri", ha scritto Sartre; se Fantozzi e tutti gli altri out-sider condannati ad una perenne disfatta avessero conosciuto il pensatore francese sicuramente sarebbero stati d'accordo con lui.
Nel mazzo, Fantozzi pesca una cura dimagrante in una sorta di clinica-lager, specchio di una mentalita' concentrazionaria mai del tutto sparita dalla societa' di massa, all'interno della quale si consuma la famosa scena delle polpette masticate di nascosto dal dietologo aguzzino in cui Villaggio offre un mirabile esempio di "corpo comico".
Irriso e sbeffeggiato da tutti, perdente tra i perdenti, mediocre tra i mediocri, Fantozzi (seppur proprietario "di una casa ad equo-canone, un telecomando a 99 canali, una figlia bellissima e una moglie fedele"), invischiato in una sorta di spirale concentrica dell'umiliazione, vede definitivamente confermato il proprio status tra le mura del suo cortile, in una sorta di passaggio dalla "grande forma" alla "piccola forma" della mortificazione.
Calboni si umilia da ultimo qual e', quindi, ma in definitiva riesce a farla franca anche in quest'occasione, mentre a pagare e' per l'ennesima, esemplare volta Fantozzi, il quale vede sostituito il suo nome a quello del pur comprensivo "mega-direttore" da una sorta di riequilibratrice nemesi aziendale.
Lo scaltro Calboni, ormai diventato suo marito, infatti trova la scusa per divincolarsi da lei in presenza di Fantozzi, il quale pero' la vorrebbe con loro presente a redigere il bilancio dell'azienda per il quale ci sara' da restare svegli tutta la notte, dimenticando la natura fittizia di tale operazione ammaliato dalle grazie della donna.
Non con un pizzicotto, ma con un "solito stronzo" Calboni apostrofa Fantozzi all'inizio del terzo film della saga.
Fantozzi che perde e Calboni che vince, dunque, e poco importa al ragioniere nazionale se alla fine entrambi si ritrovano a nuotare nell'acquario del "mega-direttore galattico", traduzione liquida di quel concetto-mondo che e' la "mega-ditta", cappello sotto il quale gli impiegati non possono non trovarsi a proteggere la loro esistenza altrimenti priva di senso.
"Ci porti tre SCOTCS", e' la richiesta calboniana che scalza la pretesa di Fantozzi e Filini di consumare il liquore portato da casa.
Ma anche in questo caso Fantozzi viene scavalcato dal suo irriducibile antagonista, che si introduce tra i due e addirittura presenta la Contessa a chi la conosce gia'.
Appena la mdp si intrufola nel locale lo fa subito per ribadire le distanze tra i due, frutto delle loro diverse abilita' mondane: all'entrata Calboni lancia infatti con scioltezza il suo cappello centrando l'attaccapanni, mentre Fantozzi, che non vuole essere da meno del suo collega e del quale imita le movenze per comportarsi nella maniera piu' idonea, colpisce in pieno il volto della ragazza al bancone.
L'eterno perdente Fantozzi si trasforma in leader consacrato da 92 minuti di applausi (e' anche Calboni a battere le mani!!) e i suoi colleghi iniziano a marciare minacciosi contro il Riccardelli.
"Fantozzi venga, le abbiamo tenuto il posto", sara' il richiamo che lo spingera' ad un'altra collocazione.
Logica perversa del confronto nella quale pero' Fantozzi in maniera ingenua cade interamente, scegliendo l'hotel piu' lussuoso di Capri solo per superare il rivale, facendosi inoltre un bagno "alla faccia di Calboni", che "un tuffo cosi' non glielo ha fatto mai".
"Calboni sparava balle cosi' mostruose che a quota 1600 Fantozzi fu colto da allucinazioni competitive".
Calboni ha intuito ma non ha ancora imparato, mentre Fantozzi e Filini non riescono ad avvicinarsi nemmeno alla prima eventualita'.
A Fantozzi tale occasione capita al funerale della madre del mega-direttore naturale, "scomparsa alla tenera eta' di centodue anni", un'opportunita' che neanche una "merdaccia" come lui puo' lasciarsi scappare.
Fantozzi che all'avvento del Catellani si rifiuta di conquistare i suoi "scatti" perdendo contro il suo superiore, lasciando trapelare un barlume di quella purezza e di quella dignita' che solo i veri perdenti sanno custodire dentro di se' (lo scaltro Calboni non ha infatti nessuna remora a venire umiliato intorno al tavolo verde).
Anche il geometra viveur dormiva ma non puo' che sottolineare sfacciatamente l'appellativo "merdaccia" col quale il professore si rivolge a Fantozzi per compiacerlo.
Anche stavolta i ruoli e le aspettative ad essi legate sono chiari fin dall'inizio: e' Calboni che potra' giocarsi le sue chance, delle quali Fantozzi invece e' totalmente privo gia' in partenza, essendo indesiderato dall'uno e usato dall'altra.
Del primo sappiamo ormai tutto: partorito dalla geniale mente comica di Paolo Villaggio, sicuramente figlio del passato di impiegato dell'attore genovese presso la Cosider, Fantozzi e' il perdente, l'out-sider, l'ultimo, la "merdaccia".
In vista della partenza della moglie e della figlia Mariangela Fantozzi si trova dopo anni di soffocante prigionia domestica a dover gestire la sua casa libera, ma per far cio' e' Calboni che deve prendere in mano la situazione.
Come ben intuito da Robert Merton, in presenza di un nemico esterno il gruppo si ricompatta all'interno dei suoi ranghi, e capita quindi di vedere Fantozzi e Calboni prendere insieme sotto braccio l'aguzzino cinefilo facendolo inginocchiare suoi ceci adottando la legge del contrappasso di dantesca memoria.
Successivamente sara' ancora Fantozzi ad aver accesso alle sfere superiori venendo invitato al tavolo dei blasonati ospiti della Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare (nome che sempre si sposa alla nobilta' femminile), ma non prima che Calboni, in un improbabile completo rosa, dia a lui e Filini dei "cafoni" (essendo questi alle prese con "Ivan il Terribile XXXII" e quindi in ritardo), volendo dare l'impressione alla Contessa di condividerne il codice comportamentale.
A Fantozzi tale opportunita' capita proprio all'indomani della scoppiettante serata, quando la Silvani scopre del tradimento del marito e confessa al suo eterno spasimante la natura fallimentare del proprio matrimonio.
Ma e' in un contesto che di Catellani e' pieno, in quella Courmayeur piena di tutti quelli che "contano" e dal nome irresistibilmente esotico, che il dualismo Fantozzi-Calboni tocca uno dei suoi massimi picchi, soprattutto grazie al pieno disvelamento dell'estetica tanto sublime quanto squallida del secondo.
Calboni e' infatti l'unico a non dare del lei ai suoi colleghi, permettendosi addirittura di appellarli con nomignoli informali e irriguardosi (chi altri potrebbe rivolgersi a Fantozzi con un "Puccettone?"), manifestazione di una distanza che da lui puo' essere ridotta e finanche annullata proprio in virtu' del suo essere al di sopra degli altri.
Tutto che torna come prima, dunque, con Fantozzi nella polvere e Calboni sull'altare, con il tutto che ancora una volta grava sulle spalle del primo, che salda il tutto con "un chilo e due di cambiali".
Ma stia tranquillo, il buon Luciano, che anche lui ha il suo posto dove restare, eterno e immutabile, quello con cui poi tutti, si chiamino essi Fantozzi o Calboni, Silvani o Filini, devono fare i conti: la "mega-ditta".
Se Calboni, capitano degli "atletici" scapoli contro i bolsi ammogliati, va subito in gol, dimostrando subito la sua natura di leader, Fantozzi non puo' che perdere e contribuire in maniera decisiva alla sconfitta, realizzando due autoreti sotto la risata divertita e compiaciuta del geometra goleador.
La formula e' la solita, come solito e' lo svolgimento e l'esito del duello tra i due contendenti: se Calboni mette immediatamente a frutto la sua abilita' lodando il ciclismo arrivando sino al punto di affermare che "il calcio fa schifo" (hybris italiota!), Fantozzi (inabile e sfortunato) non puo' che incappare nell'ennesima figura barbina quando viene interrogato da Cobram, esibendosi nel consueto topos della risposta inventata (memorabile sara' la sua definizione di kibbutz nel film successivo).
Casa che apre nell'occasione i battenti a tutti i dipendenti, accorsi ad assistere la sfida tra il suo padrone e, immancabilmente, Fantozzi.
E' l'arrivo a Courmayeur a squarciare "il velo di Maya" della mitopoiesi calboniana, deprimente conferma dell'intuizione shakespeariana secondo la quale il mondo e' un palcoscenico, e noi siamo gli attori.
E quindi al "Sire" (appellativo che in passato gli conferi' Fantozzi pur nell'ambito della sua avventura rivoluzionaria) non puo' certo sfuggire quel "Il mega-direttore e' uno stronzo" (visivamente impresso nientemeno che in cielo,) partorito dalla frustrata mente della "merdaccia".
E' poi alla mensa aziendale che si ripete una simile dinamica, con Fantozzi che trova da sola la Sig.
E' infatti la consapevolezza di poterle offrire un passaggio con la sua bianchina (estensione dell'organo riproduttore?) a portare Fantozzi ad insistere con la Sig.
Ma, come gia' successo a Courmayeur, appena l'occasione mondana si presenta Calboni si rivela nuovamente per quello che e', ossia un autentico sprovveduto che solo a contatto con elementi del calibro di Fantozzi e Filini puo' assumere i connotati dell'intraprendente leader.
Fantozzi che dovra' pagargli, dopo aver ricevuto del "pidocchioso", con gli ultimi soldi rimasti, anche la prostituta con la quale tradira' la Silvani, fornendo inoltre l'alcova dove consumare il tradimento.
Abilita' sociale propria di colui che sa come si sta al mondo che permette al geometra di eludere la gara di quel ciclismo del quale si e' detto grande appassionato, impresa che non riesce a Fantozzi e Filini nonostante il precedente -e indimenticabile- sotterfugio dell'accento svedese.
Lacune che generano un'insicurezza tale per cui l'andamento della serata e' tutto affidato a Calboni, il quale curandosi solamente di soddisfare i propri desideri le da' una folle piega, che costera' "quattro anni di sanguinose economie", ma non certo a lui bensi' a Fantozzi.
Come e' chiara qui la differenza tra il vincitore e il perdente: se il primo infatti, in virtu' di tale status, ha conseguito l'oggetto del desiderio e se ne libera come di un peso in vista di un'altra conquista, il secondo si ritrova ad elemosinare la sua semplice presenza (e chiaramente nulla piu') rinunciando ad ogni altra possibile forma di appagamento e gratificazione.
Qui e' anche il triangolo amoroso al cui vertice si trova la Silvani a giungere alla sua piena completezza; triangolo che pero', purtroppo per Fantozzi, e' ben diverso da quello ormai celeberrimo "costruito" da Jules e Jim.
Alfieri di un terziario non ancora preponderante all'interno del processo produttivo, del tutto privi delle speranze di riscatto agitate negli stessi anni dai loro corrispettivi operai (eccezion fatta per la "pecora rossa" Folagra) e finanche delle loro velleita' trade-unioniste, gli impiegati piccolo-borghesi della saga fantozziana conducono le loro misere vite all'interno di un sistema del quale accettano supinamente ogni regola, non mettendone mai in discussione le gerarchie preoccupandosi solo di volgerle a proprio vantaggio quanto piu' possibile ("Chi non scatta, niente scatti!", e' infatti il monito ben recepito del Duca Conte Catellani), vuoi assecondando la passione al gioco dell'Ingegner Semenzara, vuoi lavorando come mozzi per il Barambani.

Ma la dignita' torna a risvegliarsi in Fantozzi proprio durante il match che deve sancire la sua mortificazione, quando "al ventottesimo coglionazzo" ricevuto dal potente avversario, sotto lo sguardo di sua moglie e le risate di Calboni, egli mette a frutto le lezioni ricevute vincendo la partita facendo cosi' imbizzarrire il Catellani, dimostrando cosi' come chi occupa l'ultima posizione della scala sociale e' destinato a perdere sempre e comunque, anche nell'occasione di un trionfo tanto inaspettato quanto meritato.
Il divario tra i due e' inoltre visivamente reso dalla diversa grandezza delle bottiglie di champagne con le quali essi tentano di coccolare la loro amata: piccola quella di Fantozzi, di ben altro volume quella di Calboni.
Quanto l'estetica fantozziana in quest'occasione (basco e sciarpa) e' simile a quella dei leader operai e studenteschi di quegli anni.
Alla fine quindi Fantozzi non puo' che rivelarsi irrevocabilmente per quello che e': "il piu' grande perditore di tutti i tempi".
Sara' Filini, affetto da manie organizzative, a spostarlo ad un altro tavolo, dal quale Fantozzi non potra' che ammirare con tristezza e delusione il brindisi tra i due.
Film, "Fantozzi contro tutti", che inoltre vede l'ultima performance nei panni di Calboni di Giuseppe Anatrelli, scomparso l'anno successivo.
Il discorso interrotto alla fine del primo "Fantozzi" viene concluso gia' all'inizio del secondo tragico capitolo della saga.



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TEXT CACHED
Fantozzi
Continuano le disavventure del travet Fantozzi (Villaggio), tartassato da superiori e colleghi: alla fine tenta il suicidio ma, ripescato e venduto come pesce surgelato, viene riassunto dalla sua azienda per fare il parafulmine.

Collage di episodi senza una trama vera e propria sceneggiati da Villaggio stesso con Leo Benvenuti e Piero De Bernardi: il più celebre quello di Fantozzi costretto a rifare la scena della scalinata di Odessa (nella parte del neonato della carrozzina), come punizione per aver definito al cineforum aziendale la Corazzata Potemkin cagata pazzesca".



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TEXT CACHED
La tragica vacanza termina infatti con Fantozzi che in slipponi da bagno ascellari firma chili di cambiali col cuore spezzato per saldare il conto dell’albergo e i danni provocati, meditando il suicidio.
Ed proprio in questo episodio, costretto a perdere la telecronaca di Italia-Inghilterra per recarsi insieme a tutti gli altri coatti a visionare l’ennesima che Fantozzi emerge dalla sua condizione di merdaccia e urla al mondo intero l’immortale frase: me la Corazzata Potemkin una cagata pazzesca!”.
Davanti al tavolo verde, dopo catastrofici rituali propiziatori di varia natura (acqua Bertier in primis!) e un’iniziale di culo” del suddetto Semenzara, tipo assai superstizioso, che permette a Fantozzi di scalare la piramide gerarchica dell’azienda, la fortuna volta le spalle al direttore e conseguentemente al sottoposto, che vede vanificarsi anche la piccola somma che si era portato appresso per comperare un regalino alla figlia Mariangela (sempre Plinio Fernando, la Leggenda) e che finisce nelle mani del perfido, da cui verrà spietatamente utilizzata per giocare e rifarsi delle perdite subite.
E naturalmente Fantozzi accetta, perché senza l’azienda si sente perduto, non avrebbe alcuna ragione di esistere senza qualcuno che lo vessi ma nel contempo per lui”.
Anzi, verrebbe quasi da dire che il secondo episodio sia addirittura superiore al primo per le situazioni comiche messe in scena.
Non cambia la psicologia di Fantozzi (Paolo Villaggio) umile e servile ragioniere di una multinazionale, specchio fedele dell’italiano medio, sposato alla Pina (Liù Bosisio), oppresso dai capi e sfruttato dai colleghi.
Nell’epilogo del film, il ragioniere viene convocato dal megadirettore galattico in persona (un ascetico e inquietante Paolo Paoloni) che, nella magica notte di Natale (quando già siede a tavola con moglie e figlia, perdonato e coccolato al tepore dell’intimità familiare ritrovata), lo riassume offrendogli un umilissimo posto come omino parafulmini per azzerare tutti i guai combinati in precedenza.
La faccia afflitta di Fantozzi (“rosso… rosso pompeiano… blu notte… blu tenebra!”), con la testa del volatile che gli spunta dalla bocca, indimenticabile.
Stesso regista e stesso eccezionale cast per il secondo capitolo della saga fantozziana, con un protagonista che ancora ben lontano dall’inflazionarsi a causa dei continui ed inutili film girati a venire.
La mattina seguente, la tragedia: la Silvani scopre la tresca e scoppia un putiferio, al termine del quale decide di punire il consorte con una fuga d’amore col primo venuto - si propone ovviamente Fantozzi! Già pregustando favolose notti di fuoco, Ugo parte con la concupita preda alla volta di Capri a bordo della scassatissima Bianchina.
Ma se il civettato e squattrinato Filini passerà la notte all’ospedale malmenato da esasperati tassisti che reclamano un giusto compenso (fomentati da un Calboni che ne chiama una media di quasi tre a testa al grido di vive una volta sola!” e rintuzzati al momento di regolare i conti da Fantozzi con un lei!”), il ragioniere la trascorrerà sullo zerbino davanti alla porta di casa sua, mentre all’interno il solito geometra al Tabacco D’Harar se la spasserà - grazie ai soldi dei colleghi, ovvio - con la più appetibile delle del club.
Fantozzi, pur di salvare la faccia, si finge clown, rimediando un sacco di botte e finendo sparato come proiettile al posto dell’uomo cannone.
A differenza di Filini, che con la sua faccia da civetta riesce sempre bene o male a cavarsela, Fantozzi rimedia comunque figure da merdaccia, epiteto col quale tutti non mancano di gratificarlo.
Mondo Culto - Film
Scena culto: oltre a quella della Potemkin”, passata giustamente alla storia del cinema italiano, un’altra sequenza degna di nota quella che vede Fantozzi al banchetto della contessa Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare.

Più di tutti, il direttore Guidobaldo Maria Riccardelli, patito di un certo cinema di cultura (ehm…), grande appassionato di film cecoslovacchi con sottotitoli in tedesco, talmente intrippato da obbligare tutti i dipendenti a visionare assieme a lui mattoni del calibro della Potemkin”, capolavoro del maestro Ejzenstein (o Irae” di Dreyer e via delirando…).
Carri armati, granate (e qui nasce la gag, poi ripetuta all’infinito in tutti i film di Villaggio, della bomba che finisce insidiosamente nelle mutande, con annesso strip sincopatico), colleghi scambiati per selvaggina.



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TEXT CACHED
(da Fantozzi contro tutti) Il Professor Guido Baldo Maria Riccardelli appella Fantozzi con un nomignolo poco ortodosso.
(da Fantozzi) Fantozzi viene strapazzato di durante una terribile partita di biliardo col capoufficio, ma.
(da Il secondo tragico Fantozzi) Fantozzi chiede i soldi per il tassì a Calboni dopo una notte brava.
(da Il secondo tragico Fantozzi) Continua Torna all'indice dell'audioteca Torna all'homepage.
(da Il secondo tragico Fantozzi) Fantozzi e Filini si presentano al ricevimento della Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare.
(da Il secondo tragico Fantozzi) Fantozzi dà la sua opinione riguardo alla Potemkin".
Un mondo a parte: Fantozzi

(da Fantozzi) Calboni manifesta tutta la sua invidia nei confronti di Fantozzi, dopo aver saputo che sarà lui ad accompagnare il Duca Conte a Montecarlo.



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TEXT CACHED

citta' nella quale Fantozzi lavora e' una cittadina di media grandezza, ma di dimensioni provinciali, con questa sinistra caratteristica: non si scopa mai! 11.
Omaggio a Paolo Villaggio
vestagliona di flanella, frittatona di cipolle, familiare di Peroni ghiacciata, e rutto libero! (da secondo tragico Fantozzi") 3.
corazzata Potemkin è una cagata pazzesca ! (da II tragico Fantozzi") 6.



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TEXT CACHED
W LA CICCIA - Sito dedicato alle ragazze cicciottelle e ai loro ammiratori
Il ragionier Fantozzi, paladino di tutti i perdenti, si scontra con una serie di disastrose e divertentissime avventure.
Il secondo tragico Fantozzi
Anna Mazzamauro, Comico, Il secondo tragico Fantozzi, Gigi Reder, Paolo Villaggio, Luciano Salce



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Un Cielo Provvisorio » Il secondo Tragico Artois.
Dico, se tutto andrà bene, poichè nutro seri dubbi, per l’indole che ha preso la giornata, questo 2005 che tra l’altro dura anche un secondo di più rispetto agli altri anni, entrerà nella storia come il catastrofico 2005.

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PAGINE 70 - Fantozzi - Cinema anni 70
Chi invece lo vede a trent'anni (o a trentadue, trentacinque) e lavora in un ufficio si diverte sicuramente di meno: perché se è certo che nei film di Fantozzi ci sono delle esemplari esagerazioni, è altrettanto vero che, spesso e volentieri, chi ha da timbrare un cartellino due volte in una giornata a distanza di otto ore, vive molte situazioni che, a partire dal 1975, sono definite con un nuovo impeccabile aggettivo: fantozziane! Fantozzi (1975) Regia: Luciano Salce Soggetto: Paolo Villaggio Sceneggiatura: Paolo Villaggio, Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Luciano Salce Scenografia: Nedo Azzini Costumi: Orietta Nasali Rocca Musica: Fabio Frizzi Edizioni Musicali: Grandi firme della canzone - Rizzoli Montaggio: Amedeo Salfa Fotografia: Enrico Meurzer Produzione: Rizzoli Film Interpreti e personaggi: Paolo Villaggio (Ugo Fantozzi), Gigi Reder (Filini), Liù Bosisio (Pina), Anna Mazzamauro (Signorina Silvani), Giuseppe Anatrelli (Calboni), Plinio Fernando (Mariangela), Paolo Paoloni (megapresidente), Umberto D'Orsi (capo del personale) ERNESTO MARIA VOLPE (PAGINE 70) [WM] Questo articolo è pubblicato su PAGINE 70, il Portale italiano degli anni 70 Torna Indietro.
E che dire dei maldestri corteggiamenti di Fantozzi alla sensuale (ma solo per lui) signorina Silvani? Della famosa partita a boccetta con il capo ('questo è culo, coglionazzo')? Della moglie e della bertuccia, pardon, della figlia di Fantozzi? Non credo esista una serie che per tanti anni abbia divertito gli italiani come quella del personaggio creato da Paolo Villaggio.
Non si può parlare dei primi due film senza far cenno ad alcune delle scene che ci hanno divertito una prima volta al cinema, poi in televisione durante le innumerevoli repliche dei film di Villaggio; perché, parliamoci chiaro, quando viene replicato uno dei film di Fantozzi, specie se si tratta di uno dei primi due, almeno uno sguardo lo si dà.
anni 70, seventies, anni settanta, gli anni 70
Anche perché molti termini usati nei film di Fantozzi sono entrati nella terminologia comune, hanno influenzato, nel bene o nel male, il linguaggio delle generazioni a cavallo tra gli anni settanta e gli anni ottanta.
70, 1979, seventies, 78, 1972, 76, 1973, 1974, 1977, 77, 75, 71, 1971, 72, 1970, 73, 1978, 1976, 79, anni 70, 74, 1975, anni settanta
E facendo zapping ci si può imbattere nel ragioniere Ugo Fantozzi che gioca a tennis in orario antelucano con Filini fornito di doppia racchetta ('Batti lei?'); o nella famosa nuvoletta degli impiegati che costringe Fantozzi e i suoi sventurati colleghi a trasformare la partita a calcio in una sorta di pallanuoto; o nella eccezionale trovata del capufficio cinefilo che costringe gli impiegati ad assistere alla proiezione di assurdi film dell'est europeo o al tremendo 'La corazzata Potiomkin', anche quando gioca la nazionale italiana di calcio.
di Ernesto Maria Volpe 'Fantozzi' (1975) e 'Il secondo tragico Fantozzi' (1976) sono sicuramente i due film più originali e divertenti della lunga serie di episodi dedicati da Paolo Villaggio allo sfortunato ragioniere.
Voglio aggiungere che c'è una bella differenza tra assistere ad un film di Fantozzi a quindici anni o a trent'anni.



anni 70, seventies, anni settanta, 1970, 1971, 1972, 1973, 1974, 1975, 1976, 1977, 1978, 1979, 70, 71, 72, 73, 74, 75, 76, 77, 78, 79valutazione:
contenuti: 74, anni settanta, 1974, 1979, 75, seventies, 71, 78, 1971, 1972, 1976, 73, 70, 1970, 1978, 1975, 1977, 77, 1973, 79, anni 70, 76, 72

 
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