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Il binomio tra questi due protagonisti è così scontato che non si può non conferire il titolo di unico bravo attore a Sonny, il robot irrazionale che, sebbene in maniera semplicistica, riprende il tema asimoviano del grande quesito di dove finisca il meccanico e inizi il vivente.
Cosa va salvato di questo film? Se proprio qualcosa si deve indicare – e in fin dei conti esistono prodotti anche peggiori – è il tema originale della domanda ‘i robot hanno un’anima?’.
La trama da giallo che muove gli ingranaggi della storia vorrebbe forse rendere omaggio alle indagini di Elijah Baley nella saga dei romanzi asimoviani sui robot, da dove è anche ripreso il tema dei robot che prendono il posto di lavoro degli esseri umani.
Dal secondo racconto, che è tra gli ultimi scritti sui robot da Asimov, viene ripreso invece il soggetto centrale del film: i robot complottano per uccidere alcuni uomini e schiavizzare l’umanità in nome di una più alta interpretazione della prima legge: se questa, infatti, sostiene che «Un robot non può recare danno ad un essere umano o permettere che, causa la sua inazione, un essere umano riceva danno», interpretando uomo come umanità il robot si rende conto che l’umanità danneggia sé stessa e per proteggerla da ciò deve prendere le dovute contromisure, togliendo all’uomo il libero arbitrio così dannoso per sé stesso.
Verrebbe allora da pensare che tutto ciò può diventare umiliante nei
confronti del genere umano: ma non è così, né può esserlo, perché per la Prima Legge della Robotica 'Un robot non può recare danno ad un essere umano, né fisico né morale'.
Un robot deve sempre obbedire agli ordini degli esseri umani, a meno che non contrastino con la Prima Legge.
mente, ciò che Donovan e Powell vorrebbero essere quando in Essere razionale si trovano al cospetto di Cutie, un robot sì testardo, ma con
grandissimo acume mentale, se di vera mente si può parlare, con solo grandi certezze e nessun dubbio, un essere tanto sicuro di sé da autodefinirsi 'superiore'? O ancora, non vorrebbero essi assomigliare al robot telepatico RB-34, per evitare di soffrire per le altrui bugie, sapendo già da subito la verità, non dovendo far altro, per ottenerla,.
L’originalità sta in alcuni punti nuovi molto interessanti: il dottor Lanning che sostiene l’inevitabile evoluzione di coscienza dei robot (“un giorno avranno dei segreti, il giorno dopo avranno dei sogni”), la sottile inquietudine di Sonny dinanzi alla morte, i quesiti psicologici posti sempre da Lanning: come mai i robot nel buio sono attratti dalla luce? Come mai se chiusi in un magazzino tendono ad avvicinarsi tra loro? Sono domande a noi non familiari, ma che sembrano riecheggiare alcuni quesiti affascinanti che ci poniamo dinanzi ad alcuni comportamenti dei computer e dei robot finora costruiti.
Speriamo, allora, che qualcuno decida di concedere ai robot di Asimov una seconda possibilità e realizzi un film in cui queste affascinanti tematiche vengano sviluppate compiutamente.
Sonny, il carismatico robot modificato del film
Will Smith cerca il robot modificato tra centinaia di suoi simili.
Parte II: il romanzo
di
Dario Borghino tre Leggi della Robotica:.
Ed essi, i robot
di Asimov, non sono soltanto una macchina dalla voce metallica: questo era quello che accadeva coi primi robot parlanti, ma poi, col loro
progressivo e inarrestabile perfezionamento, essi assumono una voce umana, provano sentimenti umani, sono tanto simili all'uomo che diventa
impossibile distinguere un uomo da un robot (come in La prova).
Dal primo racconto, incluso nella raccolta da cui il film prende il titolo, è ripreso il tema del robot senza la prima legge che per sfuggire alla cattura si nasconde tra centinaia di suoi simili non modificati.
Per questo si è scelto di affidare ai robot
anche l'economia mondiale: perché essi riescono o riusciranno, attraverso decisioni inintelligibili dalla limitata mente umana, a far
muovere l'economia mondiale verso ciò che è meglio per l'intera umanità, dovesse anche essere una civiltà contadina o pastorale, con meno cultura
e meno affollamento.
che scrutare nella mente dei proprio interlocutore? I robot di Asimov oltrepassano spesso il limite umano, sono più efficienti, instancabili,
non temono nulla, perché sono stati programmati per fare quello che fanno.
Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questo non contrasti con la Prima o la Seconda Legge.
IO, ROBOT: il FILM, il LIBRO Parte I: il film
Non si è ancora placata tra i fan di Asimov la discussione sul valore della trasposizione cinematografica, diretta da Alex Proyas, di uno dei capolavori indiscussi del maestro della fantascienza: Io, Robot.
In realtà il succo della trama è molto intelligente, questo perché riprende il succo di due delle migliori storie sui robot positronici: Piccolo robot perduto e il più tardo Che tu te ne prenda cura.
Un robot non può recar danno e un essere umano, né permettere che, a causa della propria negligenza, un essere umano patisca danno.
Ancora una volta, queste tematiche indubbiamente interessanti vengono sprecate: il giallo si riduce a un’indagine dove il colpevole è arcinoto e il movente è facilmente intuibile, il soggetto da denuncia sociale di Abissi d’Acciaio (il romanzo di Asimov sui robot del 1953) è solo citato e si confonde tra le tante fobie del protagonista.
I racconti coprono nel complesso un periodo di circa cinquant'anni, da quando il colosso United States Robots and Mechanical Men Corporation costruì i primi robot-balia, macchine ancora primordiali incapaci di parlare, capricciose e non dei tutto efficienti, nulla di veramente eccezionale se paragonato ai giorni nostri, fino al
sofisticatissimi robot degli ultimi racconti, rispetto ai quali tutti gli altri altro non sono che di ferraglie" (come Asimov fa dire
allo stesso Gregory Powell, co-protagonista di parte dei racconti, in Circolo vizioso).
Ancora una volta, però, se nella storia originale la presa di potere da parte dei robot avveniva lentamente e silenziosamente – tanto che solo pochi, tra cui la Calvin, se ne rendono conto e prendono i dovuti provvedimenti – nel film i robot organizzano un golpe spettacolare a suon di scalate ai grattacieli (nemmeno si trattasse di King Kong) e guerriglia urbana (che ricorda molto 1999: Conquista della Terra della bellissima saga del “Pianeta delle Scimmie”).
Robots: «Guardatevi!
Lunga da me ogni disprezzo, s'intende, ma guardatevi un po'! Siete fatti di un materiale molle e flaccido, debole e deteriorabile, che è
costretto per alimentarsi a dipendere dall'ossidazione alquanto inefficace di materia organica.
E' così che si apre lo, Robot, una raccolta di nove brevi racconti fantascientifici con tematica principale una proiezione nel futuro
dell'uomo con le sue creature, la sua scienza, la sua tecnologia, un libro proprio per questo motivo considerato da molti il fondamento della
robotica.
Se però nel racconto il problema si poneva a Susan Calvin come rompicapo logico, e veniva risolto con un affascinante colpo di genio, nel film questa bella scena viene rovinata dal metodo semplicistico del detective Spooner: sparo a tutti i robot, il colpevole sarà l’unico a non farsi uccidere a sangue – o meglio, a metallo - freddo.
La previsione di un vecchio impiegato a inizio libro si avvera: i robot
giungono effettivamente a svolgere prima tutti i lavori manuali più pesanti, poi anche quelli più leggeri, ed agli uomini non restano che compiti di controllo delle attività dei robot, di sviluppo di nuovi
prototipi sempre più funzionali, di - come nel caso dei nostri due protagonisti Powell e Donovan - sperimentazione dei nuovi modelli.
Antologia di nove racconti sui robot positronici, Io, Robot è in realtà un vero e proprio romanzo, una parabola sulle grandi capacità dell’essere umano e sui suoi grandi limiti.
Su tutto incombe l’ombra tecnofoba che, pur presente in moltissime opere di Asimov, era lì analizzata in maniera accurata e denominata con la felice espressione di ‘complesso di Frankenstein’ (l’irrazionale timore per i robot), mentre qui assume un valore di verità inserendo anche nel film una pericolosa nota di anti-progressismo.
Io, robot
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