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La frizzante e incalzante comicita' della prima parte, tutta tesa a comunicarci la visione che Guido ha del mondo e della vita, che egli piega ai suoi desideri con un abile e inesauribile succedersi di artifizi, se da un lato anticipa la capacita' inventiva che Guido dimostrera' di avere nel lager, dall'altro, nel suo essere punteggiata dai presagi del dramma che sta per compiersi, si lega in armoniosa coerenza alla seconda parte del film.
Il caro amico che mi ha suggerito la visione del film mi ha anche comunicato un suo pensiero: se tutti i cittadini tedeschi si fossero appuntati al petto, fin dall'inizio, la stella gialla, forse la Shoah non si sarebbe compiuta, cosi' come il coro dei grazie, da Guido abilmente orchestrato, che mimetizza Giosue' tra i bambini tedeschi invitati ad una merenda nel lager, e alla quale egli partecipa per un equivoco, disorientando le guardie, gli salva la vita.
La vita bella semplicemente perché molti dei sopravvissuti dei Lager hanno avuto - in modo assai meno poetico ed iperbolico, in forme incomprensibili ed impercettibili, in gesti improvvisi ed irripetibili - un fratello, una madre ma soprattutto un improvvisato amico che gli ha ricordato la vita con un gesto di solidarietà o solo con un racconto del passato.
Se si, qual il senso della proposta in chiave tragicomica del tema dell’Olocausto nel film La vita bella anche alla luce dell’attuale crisi tra Israele e Palestina e la recrudescenza di antisemitismo a cui stiamo assistendo in Europa e nel mondo.
Ma per quanto dolore possa esservi, la vita vale sempre la pena di viverla - possibilmente ridendo - fino in fondo.
Ma di cosa hanno bisogno i fruitori per esercitare tale autonomia interpretativa? E che valore hanno le interpretazioni individuali rispetto a un soggetto quale l’Olocausto se la storia legittimata ad essere mera narrativa? Il segno distintivo di film quali La vita bella una nostalgia retrò, che ripropone non tanto il contesto storico, ma piuttosto la cultura di una data epoca.
Nel film di Benigni questa bambina e' diventata la bambina con il gattino, che prima vediamo insieme ad altri deportati e che poi sparisce alla vita e alla nostra vista, mentre il gattino si aggira miagolando e frugando in mezzo ai vestiti dismessi e ammonticchiati davanti alle camere a gas.
Il suo ultimo film La vita bella - un film che ha un'anima, come ha scritto Irene Bignardi - infatti una perfetta fusione di tragedia e commedia.
Cari fratelli ebrei, sia che lo siate per nascita, per religione, per tradizione, cultura, sia perche' vi sentite tali, vi auguro di vedere il film La vita e' bella per quello che veramente e' e per cio' che spero io sia riuscita a esprimere e trasmettere con questo mio scritto.
Lascia che siano gli altri a scambiarsi affettuosità, Vincenzo Cerami, co-sceneggiatore di vita bella": sfida con il "Grande Fratello" mi aveva un po’ seccato.
torna in alto Film Review MA LA VITA DAVVERO BELLA: LO SPETTACOLO DELL’OLOCAUSTO, OVVERO DELLA NECESSITÀ DEL KITSCH di Erminia Passannanti, UCL 2000 2001 Jewish prisoners in 1938.
la vita è bella?
torna in alto LA VITA E’ BELLA di Pietro Farro "Solo il riso - irrisione sistematica, falsetto autoderisorio, smorfia convulsa - garantisce che il discorso all'altezza della terribilità del vivere e segna una mutazione rivoluzionaria", così scrive Italo Calvino in Una pietra sopra.
Nel tentativo di tenere il figlio al riparo dall'orrore, il padre in venta un gioco pazzesco a uso e consumo del bambino, "traducendo" la vita del Lager in altrettanti improbabili pas saggi di un gioco a premi, di quelli "da schiantarsi dalle ri sate".
Certo, "La vita bella" non un documentario costruito su rigorose basi scientifiche.
torna in alto "LA VITA BELLA ANCHE IN UN LAGER?" di Dario Venegoni.
The Shindler’s List del regista ebreo-americano Spielberg, e La vita bella, di Benigni restituiscono il genocidio alla sfera del narrato.
Rimangono tuttavia almeno due piani che necessitano di una ulteriore riflessione e che soprattutto ritengo siano utili per affrontare un dibattito pubblico - ma anche molto sotterraneo - in cui si scontrano idee e sensibilità, troppo spesso quanto inevitabilmente dettate dall'impatto emotivo.
Infine ci mostra ancora una volta che la parola Olocausto non bisogna usarla: fu distruzione, fu Shoah, e proprio per questo vita bella": non perché nel Lager ci sia un'umanità da salvare (lo dimostra il tedesco che vuole conoscere solo la risoluzione del rebus); non perché si debbano trovare elementi necessariamente consolatori; non perché si riproduce il mito brava gente" (chi organizza la lezione sulla razza ariana? chi dipinge il cavallo? chi indifferente alla sorte degli ebrei?).
Ma siamo davvero d’accordo con questa pedagogia? E’ morale che si eviti alle nuove generazioni il trauma emotivo che in un film come Salò di Pasolini indotta dallo spettacolo dell’orrore? Ne la Vita bella, l’inganno comico di Guido motivato dalla sua preoccupazione paterna di presentare al figlio un ipotetico futuro che potrebbe ancora essere bella.
Ma poco importa, tanta la straordinaria forza poetica dell'idea sulla quale lui e Vincenzo Cerami hanno costruito questo indimenticabile apologo: usare il sorriso per preservare un bambino dall'orrore, affinché in futuro possa continuare a pensare che la vita bella.
torna in alto HO VISTO IL FILM LA VITA E' BELLA di Renata Ottenfeld Imola, 13 aprile 1999 – Giornata dedicata alla memoria dell'olocausto.
La vita bella non certo il tipico film natalizio ed straordinario che, schiacciato tra Fuochi d’artificio ed A spasso nel tempo 2, il "comico" campione d’incassi con le sue poetiche sciocchezze osi aggredire il proprio pubblico con una storia sui campi di sterminio.
La vita bella non un film perfetto, ma un film vero e commosso, prima che commovente.
torna in alto GRAN PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA DI CANNES AL FILM "LA VITA BELLA" DI BENIGNI Presentato in concorso al Festival di Cannes, il film di Roberto Benigni "La vita bella" tornato a casa con il Gran Premio Speciale della Giuria, e il regista-attore toscano stato salutato con un tripudio di applausi e con unanimi commenti di soddisfazione della critica internazionale.
torna in alto QUELLE CRITICHE SONO AUTIEDUCATIVE di Bruno Maida E' difficile contare le prese di posizione, favorevoli o contrarie, nei confronti del film vita bella" di Roberto Benigni.
In La vita bella, tuttavia, la capacità di dissimulare la realtà presentata come un’attività creativa indispensabile alla sopravvivenza.
Ne La vita bella, la realtà traspare momentaneamente solo come emblema, feticcio, allorquando, in lontananza il Benigni-regista fa intravedere al pubblico un cumulo dei corpi oltre la cortina di nebbia in cui il Benigni-attore ha smarrito la strada.
Tranne che va bene così, che la vita bella, che in fondo viviamo nel migliore dei mondi possibili, a parte qualche tragica parentesi, dove però con la buona volontà, il senso dell'umorismo e una sana innocenza ce la possiamo tutto sommato cavare.
Il punto debole de La vita bella proprio una certa piattezza stilistica, un’avvertibile mancanza di disinvoltura con la macchina da presa che si traduce in una regia lievemente anonima, senza, peraltro, compromettere la notevole resa drammatica dell’insieme.
Trasmesso lunedì scorso, il premio Oscar vita bella" stato visto da 16 milioni e 80mila spettatori (53.
Il piccolo Giosuè ha sentore del pericolo imminente, ma Guido, desiderando evitargli un trauma, dà inizio a una messinscena allo scopo di celare l’autentico fine di quel viaggio.
No, non andrò a vederlo il film "La vita bella" del Roberto Benigni nazionale.
Si pensi alle sfumature che pian piano nel film mutano il volto di Benigni, immagine di un animo sempre più svuotato e alla fine puro involucro divertente ed allegro al servizio delle possibilità di vita del figlio.
La vita e' bella e' un film che narra di un grande amore paterno, e' la storia di un padre, Guido, che salva la vita al proprio figlio, Giosue', internato con lui in un campo di concentramento, inventando una favola, trasformando per il bambino e ai suoi occhi, lo spietato ordinamento concentrazionario in un gioco a premi che prevede concorrenti, prove da superare, acquisizione di punti, eliminazione di concorrenti e, per il fortunato che arrivera' primo nella corsa ai 1000 punti previsti, la vincita di un carro armato.
Anche mio padre, che da Auschwitz tornò solo (perché evidentemente non fu così bravo da inventare un gioco per la sua Sissel), diceva (per me misteriosamente) che la vita bella.
Ma come si avvicina Benigni alla Shoah? -La vita e' bella- non e' un film sulla Shoah.
Tuttavia, alla fine degli anni Cinquanta, a partire dalla svolta provocata dalla pubblicazione nel 1956 del Metello, la prospettiva storico-sociologica della produzione neorealista doveva scontrarsi con le proposte dissidenti e avanguardistiche che sollevando il problema dell’autonomia dell’arte e l’esigenza di un’innovazione formale, esacerbarono le polemiche sorte intorno al Metello di Pratolini, pubblicato nello stesso anno di Ragazzi di vita(1955) L’effetto della tensione irrisolta tra le istanze dei nuovi linguaggi emergenti all’interno del dibattito neo-realista ne determinò la crisi.
Potrebbe sembrare un difetto questa netta cesura tra la prima e la seconda parte, se non fosse che anche nella vita le cose spesso vanno proprio così, col dolore che, inatteso, arriva a rovinare le esistenze fino a quel momento più felici.
La prima metà del film in realtà una deliziosa ed esilarante commedia, poi, quando nella vita dei protagonisti irrompe la tragedia, il tono cambia fatalmente.
torna in alto VITA BELLA" IN TV, RECORD STORICO il film più visto di tutti i tempi: 16 milioni di spettatori.
Ho visto solo da pochi giorni -La vita e' bella- dietro suggerimento di un caro amico e l'invito di mio figlio Matteo che hanno vinto alcune mie resistenze dovute ad una personale difficolta' a trovarmi, almeno fino ad oggi, in sintonia con Benigni (piu' per certe apparizioni televisive che non con i pochi film visti), ma anche al timore di poter condividere le perplessita' di quanti, pur valutandolo un bel film, vi hanno colto una rappresentazione non realistica della Shoah, forse addirittura banalizzante, tale da prestarsi, soprattutto nelle giovani generazioni, a diventare un evento sbiadito se non addirittura negato sull'onda di un revisionismo storico purtroppo sempre presente.
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